Dopo 45 anni riabbraccia la donna salvata in Friuli

Un pensionato da militare intervenne nel terremoto del 1976 scavando per ore: «Tirammo fuori dalle macerie lei e la nonna, la sorella la trovammo morta»
TORTORETO. Dopo 45 anni incontra la donna, all’epoca una ragazza, estratta viva dalle macerie del terremoto che la sera del 16 maggio del 1976 devastò il Friuli. Una notte che Gianfranco Cicioni, 66enne di Tortoreto, non dimenticherà mai. In quei giorni lui era militare nella caserma di Vacile di Spilimbergo. L’anno scorso, dopo tante ricerche, è riuscito a rintracciare la ragazza, oggi diventata donna, che quest’estate è venuta a trovarlo portandosi dietro gran parte del paese. Sono arrivati in autobus in Abruzzo e dopo 45 anni si sono riabbracciati.
Quella drammatica notte di 45 anni Cicioni riuscì ad estrarre vive dalle macerie la ragazza, oggi donna, e sua nonna. Riuscì ad arrivare anche a una sorella della ragazza che purtroppo era morta. «Quella notte», racconta Cicioni, «ero in caserma quando la terra tremò. Subito arrivò l’ordine di uscire per dare aiuto alla popolazione. Salimmo su un camion e partimmo. Era tutto buio e neanche ci rendevamo conto dove stavamo andando. A poca distanza dalla caserma venimmo fermati a ridosso di una casa semidistrutta. Con le sole luci dei fari del camion incominciammo a scavare a mani nude e senza dispositivi. Tirammo fuori una ragazzina subito ma sotto le macerie c’erano ancora un’altra ragazza e la loro nonna. Un armadio caduto aveva fatto da architrave e salvato la vita alla nonna portata via in ambulanza ma non si riusciva a trovare la nipotina. A un certo punto dalle macerie è uscito un cagnolino che i familiari indicavano dormisse con la bambina. Abbiamo scavato per quattro ore e abbiamo trovato la ragazza che purtroppo era deceduta».
Quella ragazza senza vita si chiamava Manuela. «Un nome che è rimasto sempre impresso nella mia mente», continua l’uomo, «tanto che insieme a mia moglie abbiamo deciso di chiamare una nostra figlia con questo nome». Lo scorso anno, durante la pandemia, Cicioni, pensionato dopo anni trascorsi alle dipendenze di ditte di trasporto del gas, ha cercato di rintracciare quella famiglia partendo dal nome della ragazzina morta. Ha scritto ai Comuni del cratere chiedendo se tra le vittime del sisma vi fosse una bambina dal nome Manuela avendo il desiderio di portare un fiore sulla sua tomba. Molte amministrazioni hanno risposto informando che non vi erano ragazzine con quel nome tra le vittime di quel sisma fino a quanto il messaggio è arrivato al Comune di Castelnovo del Friuli dove una dipendente che conosceva la storia ha girato la missiva alla sorella di Manuela, ovvero la ragazza salvata. «La donna, ora impiegata al comune di Udine, mi ha subito contattato raccontando la sua storia e invitandomi a vedere i luoghi del dramma», continua Cicioni, «ma il periodo del Covid non mi ha permesso di recarmi in Friuli. Ad agosto la sorpresa: Renza, la sorella di Manuela, ha organizzato un viaggio in bus con i compaesani ed è venuta in Abruzzo per incontrarmi e vedere le bellezze della nostra regione».
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