Doppio esposto sui lavori anti-erosione

26 Luglio 2019

Gli avvocati Di Nanna e Passamonti ipotizzano il disastro ambientale. Interessate Procura di Pescara e Corte dei conti

PINETO. Un esposto alla procura di Pescara per disastro ambientale e uno alla Corte dei Conti per danno erariale in relazione ai lavori anti erosione e ripascimento effettuati in questi anni sull’arenile di Pineto e in particolare nella zona nord. A presentarli gli avvocati Vincenzo Di Nanna e Monica Passamonti, che ieri hanno illustrato le motivazioni che li hanno spinti a rivolgersi alla magistratura penale e contabile per valutare le responsabilità di Regione e Comune rispetto a interventi «onerosi e assolutamente inefficienti, oltre che dannosi».
«Abbiamo deciso di presentare questi due esposti, inviati per conoscenza anche al ministero dell’Ambiente, perché in questi anni a Pineto si è consumato un disastro ambientale provocato soprattutto, se non in maniera esclusiva, da opere insensate e irrazionali», ha tuonato Di Nanna, «Il programma di interventi della Regione Abruzzo risale a studi datati 2000-2001 quando già l’atlante per le opere di protezione costiera, realizzato dall’agenzia per la protezione dell’ambiente nel 2007, qualifica espressamente come dannosi i cosiddetti pennelli». Sotto accusa, dunque, sono finite le strutture rigide a protezione della costa, i massi posizionati perpendicolari alla riva, «che producono inevitabilmente erosione sotto flusso, bloccando tra l’altro il sistema di ripascimento naturale rappresentato dal materiale quale sabbia, sedimenti e ghiaia, trasportato dai fiumi». Negli esposti sono finiti anche la costante rimozione della ghiaia accumulata sulla spiaggia ed eseguita con le ruspe «anche in pieno periodo estivo», che avrebbe determinato un ulteriore abbassamento del livello dell’arenile con conseguente avanzamento del mare, e il prelievo dai fondali marini della sabbia da spalmare nelle zone maggiormente colpite dall’erosione. Sabbia prelevata prevalentemente nella zona della pineta Catucci e che avrebbe alterato la barriera naturale contro l’erosione rappresentata dalle secche. Un danno ambientale che andrebbe di pari passo con il danno erariale, viste le ingenti somme spese negli anni per questi interventi. «Per quanto riguarda il disastro ambientale c’è una responsabilità a monte della Regione, che aveva indicato quelli che dovevano essere gli interventi», ha spiegato l’avvocato Passamonti, «Ma il Comune avendo recepito quegli interventi è corresponsabile. Oltre al disastro ambientale abbiamo ipotizzato il danneggiamento dell’ecosistema marino e il furto. Perché non è possibile che in orario notturno le ruspe siano andate a prelevare la sabbia dal sito dove la stavano immettendo per portala in un’altra zona. Chi l’ha autorizzato?». Passamonti, che punta il dito anche contro la delibera 37 del 2017 approvata dal Comune di Pineto sullo studio di fattibilità per la progettazione delle opere di difesa della costa nel tratto compreso tra la foce del Calvano e la foce del Vomano, ha illustrato anche la possibile soluzione al problema dell’erosione. «Parliamo del metodo olandese, che prevede l’installazione di pali in legno adeguatamente distanziati», conclude, «che oltre a rappresentare una barriera non impediscono il ripascimento naturale».
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