Doppio incendio al Cirsu, c’è un indagato

10 Febbraio 2018

La Procura procede per gestione incontrollata dei rifiuti: nel fascicolo anche i risultati delle analisi dell’Arta

TERAMO. Un passaggio obbligato dopo l’apertura del fascicolo sul recente doppio incendio dei rifiuti accatastati in uno dei capannoni del Cirsu. Ma è nel reato ipotizzato dal pm che si delinea il contesto in cui si muove la nuova inchiesta sugli impianti di Grasciano: il pm Andrea De Feis, infatti, ipotizza la gestione incontrollata dei rifiuti. Ovvero, sostiene l’accusa, procedure e normative ignorate. Nel fascicolo, per ora, c’è un indagato: uno dei vertici della società aquilana che gestisce il polo.
E così mentre la Regione ha di recente annunciato l’intenzione di spostare tutti quei rifiuti e per questa mattina è prevista la manifestazione di protesta a Grasciano, l’inchiesta giudiziaria (l’ennesima aperta sul Cirsu negli ultimi anni) muove i suoi passi in una direzione ben precisa. Nel voluminoso carteggio rimesso al pm sono finiti anche i risultati delle analisi su quattro campioni di aria prelevati in occasione dell’incendio. Solo nelle vicinanze del focolaio la concentrazione di idrocarburi è risultata particolarmente elevata e il benzene è risultato pari a 13 particelle per milione. Una simile quantità di benzene, un idrocarburo aromatico monociclico perchè era presente in un deposito di rifiuti urbani? Interrogativo per ora senza risposta.
Il benzene va considerato come un rifiuto speciale e pericoloso. È un solvente molto usato nell'industria chimica; è stato anche impiegato per la sintesi di varie medicine, di materie plastiche e di alcuni coloranti. E viene anche prodotto per combustione incompleta di composti ricchi in carbonio: ad esempio, è prodotto naturalmente nei vulcani o negli incendi di foreste, ma anche nel fumo delle sigarette o comunque a temperature superiori ai 500 gradi.
I due recenti incendi sono partiti dalle tonnellate di rifiuti ammassate nel capannone di pre-trattamento dell'impianto in cui da mesi, dopo l’ordinanza della Regione, non ci sono più conferimenti. I vigili del fuoco hanno spiegato che a provocare le fiamme potrebbe essere stato proprio un fenomeno di fermentazione. Ovvero un procedimento che produce biogas, composto da metano, idrogeno solforato ed altre forme gassose. E il biogas può essere una potenziale fonte di incendio oltre che di cattivi odori.
Argomentazioni scientifiche che certamente non servono a placare la rabbia dei residenti della zona che ormai da anni sono costretti a fare i conti con una emergenza continua.
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