Droga a fiumi, ci sono altri 13 indagati

Uno è un albanese che doveva essere arrestato ma è irreperibile, in 12 (italiani e rom) denunciati a piede libero
GIULIANOVA. Nell'inchiesta che mercoledì mattina ha portato alla notifica di dieci ordinanze di custodia cautelare in carcere per un vasto giro di spaccio lungo la costa teramana non sono coinvolti solo i destinatari delle misure. L'indagine, a firma del pm Silvia Scamurra, investe infatti anche altre 13 persone: un albanese di 21 anni, M.M., attualmente irreperibile, e altre 12 persone denunciate a piede libero. In realtà la Procura aveva chiesto la misura cautelare per 16 persone, ma il gip ha disposto l'arresto solo per 11 indagati. I cinque che hanno evitato l’arresto sono rom e parenti italiani di rom residenti in provincia di Teramo. Tutti sono accusati di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
Questa mattina, intanto, nel carcere di Ascoli Piceno si svolgerà l'interrogatorio di garanzia di Arjon Veliu, l'albanese di 36 anni destinatario di una delle ordinanze di custodia, difeso dall'avvocato Maurizio Cacaci, mentre gli altri arrestati dovrebbero comparire davanti al giudice a partire da lunedì. Sul tavolo c’è quello che per la Procura era un vero e proprio patto tra clan: da un lato gli albanesi e dall'altro le famiglie rom di Giulianova, che insieme avevano messo in piedi un fiorente giro di spaccio lungo la costa teramana ed ascolana. Eroina e cocaina che arrivavano dall'Albania per essere acquistate all'ingrosso alle diverse famiglie rom, ognuna con un proprio territorio di riferimento, che le custodivano nelle loro case (i carabinieri nel blitz di mercoledì hanno trovato quasi nove chili tra eroina e cocaina) e a loro volta le rivendevano ai numerosi clienti.
Fiumi di droga che rappresentavano per gli indagati una fonte di reddito rilevante, tanto da poter permettere loro di ostentare un altissimo tenore di vita. Con i soldi ricavati venivano infatti comprate case, organizzati banchetti e cerimonie da decine di migliaia di euro. E soprattutto ci si garantiva una costante riserva di liquidità nascosta in casa. Tanto che in un'abitazione gli investigatori hanno rinvenuto e sequestrato ben 40mila euro nascosti nel forno. (a.m.)
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