Droga nascosta nei flaconi di bagnoschiuma

19 Agosto 2024

Trovata in carcere dalla polizia penitenziaria. Il sindacato Sappe: «Fuori i detenuti tossicodipendenti»

TERAMO. Un quantitativo di droga è stato sequestrato dal personale di polizia penitenziaria nella casa circondariale di Teramo: a dare la notizia è Giuseppe Pallini, segretario provinciale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe. «Durante le fasi di controllo dei pacchi destinati alla popolazione detenuta, il personale rinveniva all’interno di uno di questi 320 grammi di hascisc. La droga era celata in 24 bussolotti dentro flaconi di bagnoschiuma. Il Sappe si compiace con il poliziotto addetto al servizio Casellario per la professionalità dimostrata nella circostanza, evitando così che tanta droga entrasse a disposizione dei detenuti. Si rimarca ancora una volta la necessità di implementare il servizio cinofilo in ogni istituto di pena». Il sindacalista evidenzia che «spesso il personale di polizia si trova difronte a tali escamotage per l’occultamento di stupefacenti e altro materiale non consentito, ma grazie al personale opportunamente formato e alle recenti tecnologie a disposizione è possibile sventare tali introduzioni».
Donato Capece, segretario generale del Sappe, rilancia così il grido d’allarme del personale di polizia in servizio nel carcere di Teramo sulle gravi e critiche condizioni operative in cui prestano servizio i Baschi azzurri: «Il problema dell'ingresso della droga in carcere è ormai sempre più frequente, a causa dei tanti tossicodipendenti ristretti nelle strutture italiane. Dai dati in nostro possesso sappiamo che quasi il 30% delle persone, italiane e straniere, detenute in Italia, ossia uno su tre, ha problemi di droga. Per chiarezza va ricordato che le persone tossicodipendenti o alcoldipendenti all'interno delle carceri sono presenti per aver commesso vari tipi di reati e non per la condizione di tossicodipendenza. La loro presenza comporta da sempre notevoli problemi». Per il leader nazionale del Sappe «non vi è dunque dubbio che chi è affetto da tale condizione patologica debba e possa trovare opportune cure al di fuori del carcere e che esistano da tempo dispositivi di legge che permettono di realizzare tale intervento».