Dubbi sul suicidio dell’operaio La famiglia chiede di indagare

15 Luglio 2020

Il caso del 48enne di Silvi trovato senza vita il giorno dopo la sua scomparsa nelle campagne di Pineto L’avvocato di moglie e figli presenta un esposto: «Era appeso a un piccolo arbusto con le ginocchia a terra»

SILVI. «Troppi dubbi, indagate sul suicidio del nostro Pasqualino»: è con un esposto presentato in Procura che la moglie e il figlio di Pasqualino D’Eusebio, il 48enne di Silvi trovato impiccato il 6 marzo scorso a Pineto il giorno dopo la sua scomparsa, chiedono la riapertura delle indagini sul caso. O meglio l’avvio di indagini visto che, all’epoca, nessun accertamento sarebbe stato eseguito. L’esposto, con una ricostruzione dettagliata di fatti, è stato presentato nei giorni scorsi dall’avvocato Camillo Graziano. Tante le incongruenze che, secondo i familiari, vanno chiarite. A cominciare dalla dinamica del gesto. «D’Eusebio», si legge nell’esposto, «è stato ritrovato impiccato ad un arbusto, inginocchiato, con le braccia piegate verso l’interno, le mani semi-chiuse e con dei segni ai polsi. È doveroso precisare che era di corporatura robusta, 80 chili circa; ciò genera dei dubbi relativamente al tipo di impiccamento, definito incompleto dalla medicina legale in quanto il corpo non era completamente sospeso bensì a contatto con il suolo con le ginocchia, nonchè rispetto alla pianta cui l’estremità della corda era legata. Trattasi, infatti, di un semplice arbusto, con rami piuttosto piccoli, non in grado di sostenere l’energia cinetica necessaria, per un corpo di 80 chili, ad indurre la morte». Ma non c’è solo questo particolare a sollevare dubbi nei familiari. Nell’esposto, infatti, si fa riferimento alle testimonianze di alcuni colleghi di lavoro dell’uomo (operaio in un’azienda) ai quali la vittima aveva riferito di essere molto preoccupato in quanto ricattato a causa di debiti che avrebbe accumulato. Un particolare a cui viene associato il fatto che, secondo i familiari, negli ultimi tempi l’uomo era cambiato con atteggiamenti definiti insoliti. A cominciare dal telefono cellulare che, se fino a qualche mese prima era sempre a portata di tutti, ultimamente era gelosamente custodito dall’uomo che, secondo quanto illustrato nell’esposto, avrebbe fatto cancellare anche numerosi messaggi. E non solo. I familiari hanno scoperto che aveva fatto numerosi prelievi sul conto corrente e che tutto l’oro di famiglia custodito in cassaforte è sparito. « A seguito del ritrovamento del corpo i familiari», si legge nell’esposto, «hanno cercato di capire le ragioni di quel gesto, non nascondendo però i propri dubbi circa l’effettiva possibilità che Pasqualino D’Eusebio possa essere stato anche ucciso da qualcuno che ha poi inscenato il suicidio. Anche la mancanza di un biglietto con un messaggio d’addio appare piuttosto strano. In ogni caso, nonostante le tante incongruenze circa la posizione in cui è stato trovato il cadavere e gli elementi forniti con la denuncia di scomparsa il 6 marzo all’epoca non sono state fatte indagini; indagini che gli esponenti chiedono vengano svolte, al fine di comprendere cosa sia accaduto al loro congiunto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA