Due associazioni contro il pozzo dell’Eni in mare

MARTINSICURO . Le associazioni "Stazione Ornitologica Abruzzese"e "Ambiente Salute nel Piceno" hanno inviato nuove osservazioni, dopo quelle della scorsa estate, nel procedimento di valutazione di...
MARTINSICURO . Le associazioni "Stazione Ornitologica Abruzzese"e "Ambiente Salute nel Piceno" hanno inviato nuove osservazioni, dopo quelle della scorsa estate, nel procedimento di valutazione di impatto ambientale del progetto "pozzo Donata 4 dir" dell’Eni. Si tratta della perforazione di un nuovo pozzo dalla piattaforma "Emilio", collocata in Adriatico di fronte alla foce del Tronto, a 27 km (14,6 miglia marine) dalla costa. Oltre alle associazioni sembra che anche i Comuni di San Benedetto del Tronto e Martinsicuro stiano preparando delle osservazioni da inviare al ministero dell’Ambiente.
«Il progetto», spiegano le due associazioni, «ha già avuto una fase di osservazioni e la commissione Via ha chiesto una serie di approfondimenti. Le integrazioni fornite da Eni sono state considerate rilevanti per i cittadini e sono state oggetto di ripubblicazione per 30 giorni sul sito del ministero dell’Ambiente con scadenza 9 gennaio 2019. Riteniamo che su molte questioni sollevate, dalle risibili royalties all’impatto sui fondali, dal rischio di gravi incidenti alle emissioni fuggitive di metano fortemente clima-alteranti, non siano state date risposte. Gli unici studi sostanzialmente nuovi sono quelli sul rumore e sul rischio di terremoti indotti dalle estrazioni». Le associazioni sottolineano come manchino veri approfondimenti sugli effetti dei rumori. «Sulla questione dell’inquinamento acustico, oltre a rilevare comunque un certo rischio di disturbo anche oltre un chilometro durante le fasi di perforazione, si sostiene incredibilmente che tanto gli animali acquatici sono già allontanati dal rumore esistente. Vogliamo ricordare che l’Adriatico, secondo l’Agenzia europea per l’ambiente, è un mare già sottoposto ad un impatto antropico insostenibile e la logica ci dovrebbe portare ad alleggerire l’impatto, non a peggiorarlo visto che la situazione è già grave. Sul rischio sismico di terremoti indotti, lo studio da un lato ammette l’esistenza di importanti lacune conoscitive sui dati e dall’altro conclude testualmente: "il risultato sembra escludere situazioni di rischio". Ci chiediamo se in un’area costiera densamente abitata, con case costruite spesso senza criteri anti-sismici, ci si possa accontentare della parola "sembra". Inoltre non vengono neanche prese in considerazione le pubblicazioni scientifiche che evidenziano la possibilità di riattivare faglie silenti anche da milioni di anni. Le integrazioni cercano di dipingere il metano come fonte energetica pulita sorvolando sul problema delle emissioni dirette in atmosfera di metano, che emesso è un pericolosissimo gas clima-alterante, 80 volte più impattante della CO2». Una missiva è stata inviata al ministro dell’Ambiente Sergio Costa in cui si sostiene: «L’Adriatico deve vivere». Intanto altre associazioni ambientaliste del territorio si stanno muovendo contro queste trivellazioni.
Sandro Di Stanislao
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