Due donne fanno rinascere i vicoli abbandonati di Montorio

17 Gennaio 2020

Dal 2010 Elvira e Maria Franca imbiancano, addobbano e fanno rivivere la zona rossa di via Beretra «Qui erano rimasti soltanto ratti ed erbacce: abbiamo voluto riportare l’arcobaleno in un posto grigio» 

MONTORIO. Tra il silenzio dei vicoli dai nomi romantici, oggi in parte transennati, e tra tante abitazioni chiuse e inagibili che raccontano del dramma del terremoto si può ammirare sul Colle di Montorio un angolo fatto di fiori, colori, murales, creazioni ricavate da materiale di riciclo, nato da fatica, fantasia e caparbietà. La fantasia di due donne del posto, Elvira Manilii, un’ assistente educativo-scolastica, e Maria Franca Sisti, un’assistente geriatrica, che hanno trasformato in un quadro impressionista quella che era la zona rossa di via Beretra, una delle più colpite dagli eventi sismici nel centro storico. Per scacciare la tristezza e il senso di smarrimento che il terremoto ha generato e per riprendersi i luoghi della propria vita e dei propri ricordi. «Nel 2009 siamo dovute uscire di casa per il pericolo di crollo degli edifici attigui alle nostre abitazioni», racconta Elvira, «e quando sono rientrata dopo un anno ho trovato una discarica a cielo aperto: ratti, erbacce, rifiuti. Non c’era nessuno, erano tutti sfollati e tutto era abbandonato. Per tirarmi su ho prima fatto richiesta al Comune che mi ha bonificato l’area e poi ho iniziato a dipingere i vasi e a posizionarli nelle vie con in mente un progetto ambizioso. Dopo è tornata anche Maria Franca che mi ha affiancato con entusiasmo in questa avventura».
E così, da dieci anni, le giornate delle due donne, al ritorno dal lavoro, scorrono negli stretti e caratteristici vicoli, tra lavori di giardinaggio, pittura, restauro e ricerca storica. Elvira e Maria Franca hanno intonacato e imbiancato i muri della case inagibili e disabitate, ripulito quelli a mattoncini, riportato alla luce una scalinata panoramica, restaurato i vecchi portoni delle case e la facciata della chiesa di San Filippo, con l’aiuto di Rossella Di Marco, e hanno abbellito ogni angolo. Con panchine rosse come simbolo contro la violenza sulle donne, con grandi quadri dipinti da loro e da Elvira Facciolini e con creazioni realizzate a mano utilizzando vecchie cianfrusaglie. In ogni stagione e per ogni festa il tutto viene arricchito con un ulteriore addobbo a tema e con in itinere un progetto di riscoperta degli antichi mestieri e delle botteghe che animavano un tempo quella che era la zona più abitata di Montorio.
Il pittore-ceramista Giovanni Tambara sta realizzando sul punto preciso dove sorgevano queste attività dei murales che parlano degli scorci di una vita che non c’è più. Elvira e Maria Franca si autosovvenzionano grazie anche alle offerte di denaro dei cittadini e a un mercatino con materiale di recupero reperito da Marinella, la figlia di Elvira. “Qua non si butta niente e tutto si trasforma», dice Maria Franca. «Le memorie storiche del paese ci hanno descritto tutte le attività artigianali che c’erano con i soprannomi che abbiamo inciso sui muri. Ringraziamo la generosità dei nostri concittadini e l’aiuto dell’assessore Diomira Nibid».
Tanti turisti visitano e apprezzano il posto incantato soprattutto dopo che uno scorcio è apparso su alcune pagine facebook e in un libro di viaggi. «All’inizio di questa avventura c’è chi ha scommesso che non ce l’avremmo fatta», concludono le due donne, «ma con tanto sudore e lavoro, legandoci come due sorelle, abbiamo riportato l’arcobaleno in un posto grigio».
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