Due milioni di euro per l’Islam radicale

10 Settembre 2019

Le indagini ricostruiscono i movimenti di denaro fatti dall’imprenditore tunisino che viveva ad Alba Adriatica

ALBA ADRIATICA. Osannava Bin Laden nelle telefonate intercettate e, secondo l’accusa della Procura distrettuale, attraverso la gestione illegale di alcune società avrebbe evaso il Fisco e creato fondi neri per due milioni destinati a finanziare il terrorismo islamico. Jameleddine Brahim Kharroubi, il 57enne imprenditore tunisino residente a Torino ma nei fatti domiciliato ad Alba Adriatica, è una delle figure chiave della maxi inchiesta che ha portato a dieci arresti tra la Val Vibrata e Torino. Lo faceva, sostiene l’accusa, sostenendo economicamente imam di ispirazione radicale in Italia e in altri Paesi. Il tutto riconducibile al gruppo “Al Nusra”, il fronte combattente di Al Qaeda in Siria. Secondo la Procura nell’arco degli anni avrebbe avuto contatti, sicuramente non spradici, con diversi imam coinvolti in inchieste per terrorismo. Con quello di Aversa Yacine Gasri, condannato in via definitiva a 4 anni e 9 mesi per associazione con finalità di terrorismo(incontro avvenuto nella moschea di Martinsicuro). Con quello di Bari Said Ayub Salahdin, il cui nome è finito in un inchiesta di terrorismo internazionale e con quello che nell’ordinanza viene definito «l’influente» imam Omrane Adouni a cui, sostiene sempre l’accusa, Kharroubi versava costantemente somme di denaro e dal quale otteneva, così si legge nell’ordinanza, «informazioni di prima mano sulla situazione siriana e sulle operazioni di guerriglia». E con quest’ultimo, in una intercettazione del 2018, discuteva delle modalità e dei soldi necessari per far entrare combattenti in Siria. «Non meno indicativa ed interessante è la dimostrazione della conoscenza della quantità di denaro necessaria per far entrare combattenti nella guerra siriana», si legge a pagina 118 dell’ordinanza di custodia cautelare in cui vengono pubblicati stralci di una intercettazione tra Kharroubi e Adouni: «Ora per far entrare qualcuno all’interno, da qui, ci vogliono 5000 euro per far entrare una persona, non poco, mentre prima uno a 1500, a 1200 anche a 1000 entrava, adesso a 5000, che Dio li benedica, Inshalla che Dio gli dia forza». Intanto dopo il blitz di sabato continuano le prese di posizione. A Martinsicuro il gruppo di minoranza di Città Attiva in una nota chiede all’amministrazione comunale «opportune verifiche sullo stato dei lavori della moschea e di adottare un regolamento valido per tutti gli edifici di culto». E, chiude la nota, «a prescindere dal coinvolgimento di Martinsicuro nei fatti citati persistono situazioni border line e torniano a chiedere un impegno concreto per l’istituzione di un presidio fisso di polizia». Interviene anche l’assessore comunale Alduino Tommolini che sottolinea come Martinsicuro «nulla ha a che vedere con situazioni che sono lesive della sua onorabilità e del valore della sua gente».
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