Dà del corrotto a Frattari Condannato Rapagnà

9 Dicembre 2015

Roseto, l’imprenditore accusato di diffamazione dall’ex consigliere comunale I fatti durante un consiglio di cinque anni fa, acquisite le riprese televisive

ROSETO. Grida corrotto al consigliere comunale durante una seduta dell’assise civica e il giudice di pace condanna l’imprenditore Alberto Rapagnà per diffamazione. La sentenza è stata emessa nei giorni scorsi dal giudice di Teramo Angela Speranza che ha condannato l’imprenditore al pagamento di una pena di 600 euro.

I fatti oggetti del procedimento si riferiscono ad una seduta del consiglio comunale del 24 settembre del 2010, anno in cui Frattari era consigliere comunale di maggioranza. «Riferiva la parte offesa», si legge nelle motivazioni della sentenza, «che in occasione di una seduta del consiglio comunale di Roseto mentre seguiva il suo intervento l’ingegnere Alberto Rapagnà dal pubblico si rivolgeva a lui dicendogli: «che non potevo parlare poichè ero un corrotto dal momento che avrei approvato un Pruust (progetto edilizio) e poi avrei acquisito degli immobili che riguardano il progetto». Riferiva che tutta la seduta del consiglio comunale veniva ripresa dalla tv locale Teleponte e ritrasmessa. Le circostanze riferite dalla parte offesa hanno trovato puntuale riscontro in quanto emerso dalla visione del dvd. L’imputato riferiva del diverbio avuto con il consigliere Frattari nel consiglio comunale di cui si discute, pur escludendo il pronunciamento di parole offensive nei suoi confronti».

Scrive il giudice: «Va rilevato che nella condotta dell’imputato, secondo quanto emerso dall’istruttoria, sono da ravvisare gli estremi del delitto della diffamazione. Infatti, dando per avvenuto il diverbio tra i due (circostanza confermata dai testi e dallo stesso imputato), l’esame del dvd ha consentito di ascoltare con precisione le parole provenienti dal pubblico e in particolare dalla voce che veniva indicata come proveniente dal Rapagnà. Lo stesso dvd non veniva contestato dalle parti in giudizio. La parola “corrotto” pronunciata dal Rapagnà davanti al consiglio comunale e al pubblico che vi assisteva, nonchè la sua diffusione attraverso la ripresa televisiva, seppure in ambito locale è da intendersi indubbiamente come diretta ad offendere la reputazione (onore in senso oggettivo) del Frattari».

Conclude il giudice nelle motivazioni: «Nessun dubbio può infine sussistere sul carattere doloso della condotta (dolo generico), agevolmente evincibile dalle modalità dei fatti accertati e dalla sequenza degli avvenimenti. Essa si concretizza nella consapevolezza della propagazione diffamatoria e nell’attitudine offensiva del discorso, oltre che nella volontà di mettere in pericolo la reputazione del Frattari in relazione all’attività politica e lavorativa, anche con la diffusione con mezzo di comunicazione televisiva». Rapagnà era assistito dall’avvocato Andrea Di Lizio, mentre Frattari, costituitosi parte civile, dall’avvocato Tommaso Navarra.(d.p.)

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