E Salvini twitta: «Perché non è in galera?»

Interviene anche la deputata M5S Corneli: «Prima di sbraitare sui social bisogna conoscere le carte»
TERAMO. Sull’aggressione a Gianfranco Pigliacampo è intervenuto, con un tweet e un post su Fb anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini, che ha commentato duramente il mancato arresto dell’aggressore. «Picchia un benzinaio, che adesso rischia la vita, ma il giudice lo rilascia. Cosa bisogna fare in Italia per finire in galera? La riforma della Giustizia è sempre più urgente», ha scritto il ministro sui social. Post e tweet che hanno fatto registrare migliaia di commenti di cittadini arrabbiati. Ma è la legge che, in casi come questo, non consente l’arresto in flagranza o il fermo. All’arrivo dei carabinieri sul luogo dell’aggressione, infatti, la flagranza di reato era venuta a mancare, e successivamente, con la presentazione spontanea in caserma dell’aggressore, era venuto a mancare anche il pericolo di fuga, alla base di un possibile fermo di polizia giudiziaria. Ma la vicenda, in ogni caso, si è trasformata anche questa volta in un acceso dibattito sulla giustizia. Sulla vicenda, ieri, è intervenuta con una nota anche la deputata del M5S Valentina Corneli, che nell’esprimere solidarietà alla famiglia del benzinaio ha stigmatizzato «chi sbraita sui social, rischiando di peggiorare la situazione», invitando tutti a lavorare «come sta facendo il ministro Bonafede per riformare la giustizia e garantire pene certe e celeri». Corneli è intervenuta anche sulle polemiche concernenti il mancato fermo dell’indagato. «Intervengo anche da giurista», ha scritto Corneli, «Qualcuno si chiede perché l'aggressore non sia in prigione, ma non si può rispondere senza aver letto il provvedimento della dottoressa Colica che ha disposto il rilascio. Immagino abbia valutato la condotta del reo che si è volontariamente costituito, ritenendo quindi non sussistente il rischio di fuga o reiterazione. Trattasi, in ogni caso, di persona accusata di tentato omicidio, per cui auspico la massima pena possibile». (a.m.)
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