Ecco il ponte crollato da più di 2 anni
Il caso Campodino: i soldi ci sono ma non arrivano. I Comuni non trovano l’accordo per ricostruirlo, parte la petizione
SANT’OMERO. Gli abitanti di Campodino e dintorni chiedono aiuto al ministro dell’Interno Cancellieri. Chiedono che il ponte crollato ormai più di due anni fa venga finalmente ricostruito, mettendo fine all’isolamento della zona al confine di due Comuni (Sant’Omero e Nereto) a cui ora si accede solo facendo un lungo giro.
Un ponte crollato durante la devastante alluvione del 1° marzo 2011. Un ponte una cui parte, un tubo lungo 30 metri scivolato lungo il fosso verso valle per 200 metri, si è andato a conficcare in occasione della successiva alluvione del settembre 2012 sotto l’arcata di un ponte sul Vibrata, in territorio di Sant’Omero ma a due passi da Nereto.
Una situazione da risolvere, dunque. Perchè crea disagi agli abitanti della zona ma anche perchè quel grosso Finsider rappresenta un pericolo. «I Comuni interessati al rifacimento sono Nereto e SantOmero in quanto il ponte è a cavallo dei due territori e la strada collega la frazione Campodino del Comune di Torano ed altri comuni limitrofi verso Nereto e altri centri costieri», spiega Leo Zenobi del comitato civico sorto per la ricostruzione del ponte, «Entrambi i Comuni di Nereto e Sant'Omero ad oggi non si sono nemmeno degnati di mettere in bilancio somme per partecipare alla ricostruzione. I cittadini di Campodino e dintorni sono arrabbiati, fino ad adesso è stato fatta una sola manifestazione pacifica ma non escludiamo azioni eclatanti. Intanto lanciamo un appello affinchè la prefettura intervenga sui Comuni interessati».
Sabato si è svolta una riunione, convocata dall’assessore provinciale alla viabilità Elicio Romandini a cui hanno partecipato anche il sindaco di Torano Dino Pepe e i due vicesindaci di Nereto e Sant’Omero, rispettivamente Daniele Laurenzi e Alfonso Di Battista (con buona parte della giunta). Dai fondi stanziati per l’alluvione - finora sono arrivati 5 milioni che però vanno destinati prioritariamente alle spese già sostenute dagli enti locali - 1,2 milioni sono stati stanziati esplicitamente per il ponte di Campodino. Ma vista la situazione a livello nazionale non si può prevedere quando arriveranno le ultime tranche di fondi. Per questo Romandini ha proposto di riprendere il grande tubo conficcato nell’altro ponte (che nel frattempo è stato tagliato) riposizionarlo nel fosso e riallestire il ponte di Campodino come era prima. Ma pare che nei Comuni interessati non si trovi un tecnico disposto a prendersi la responsabilità di riaprirlo al traffico.
«Secondo me sarebbe una soluzione ottimale, peraltro sicura; poi quando arrivano i fondi si potrebbero fare gli altri lavori», commenta Romandini, che è ingegnere, «in questo modo diamo risposte al disagio vissuto dai cittadini della zona, senza costringerli ad aspettare ancora. La Provincia d’altronde, nel destinare fondi ad hoc come “soggetto attuatore” per i rimborsi dell’alluvione, ha fatto fino in fondo il proprio dovere. Io intanto sto valutando di mettere giù un progetto preliminare per attuare questa soluzione, che costerebbe poco facendo i lavori in economia e non peserebbe più di tanto sui Comuni, intorno ai 20mila euro. Intanto la Provincia deve eliminare la situazione di pericolo che c’è nel ponte più a valle, quello in cui è incagliato il Finsider: quel tubo lo caricheremo entro breve e lo rimetteremo vicino al fosso in cui era prima dell’alluvione». (a.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

