Esplosione a scuola: il giudice affida una super perizia

14 Dicembre 2016

Tre anni fa lo scoppio nell’edificio di Piano d’Accio A processo ci sono cinque esponenti della Cpl Concordia

TERAMO. Di quel che poteva essere, e solo per una coincidenza non è stato, restano le immagini: l’asilo sventrato, i giochi travolti dalle macerie, gli sguardi persi dei genitori che appena un’ora prima dello scoppio erano andati a riprendere i bambini. Tutto questo poteva essere evitato? Nell’ aula di tribunale in cui si cerca un perchè all’esplosione della scuola materna di Piano d’Accio ora si attendono risposte dalla maxi perizia che il giudice ha affidato nell’udienza di ieri. A tre anni da quel drammatico pomeriggio,e al termine di un’istruttoria dibattimentale nel corso della quale sono stati ascoltati i consulenti di pubblica accusa e difesa, il giudice Flavio Conciatori ha affidato agli ingegneri Claudio Reginelli e Paola Russo il compito di esaminare documenti e ricostruzioni video per capire che cosa sia successo. Secondo la procura (il fascicolo è del pm Stefano Giovagnoni) sono mancati interventi di manutenzione da parte di cinque rappresentanti della Cpl Concordia, la società che all’epoca aveva in affidamento dal Comune la gestione degli impianti termici delle scuole. Tra i cinque a processo c’è anche l’ex presidente della Cpl Concodia Roberto Casari, 62 anni, coinvolto anche nella maxi inchiesta sull’appalto della metanizzazione a Ischia. A processo con Casari, tutti con l’accusa di crollo colposo, ci sono Daniele Spiaggiari, 58 anni di Modena, consigliere delegato della Cpl Concordia, responsabile del servizio di prevenzione e protezione, sottoscrittore del documento di valutazione dei rischi; Alfredo Lupi, 52 anni, di Sant’Omero, dirigente responsabile area della Cpl Concordia e firmatario del documento di valutazione dei rischi; Walter Lucidi, 43 anni, di Folignano, responsabile di commessa preposto della Cpl Concordia e fimatario del documento di valutazione dei rischi e Massimo Lancia, 33 anni, responsabile di cantiere. Secondo la procura l’esplosione sarebbe stata causata da tutta una serie di carenze a livello di sicurezza che, a fronte di una fuga di gas dovuta molto probabilmente alla rottura di un riduttore di pressione, non avrebbero consentito al metano di uscire all'esterno, con il vano caldaia che si sarebbe saturato in brevissimo tempo. A quel punto la fiammella del boiler, a camera aperta e non a camera stagna, secondo il consulente del'accusa, avrebbe funzionato da innesco. Questo nel piccolo locale con una griglia di aerazione che, sempre per l’accusa, non sarebbe stata di dimensioni regolari e che sarebbe stata collocata in un punto sbagliato tanto da non consentire una rapida fuoriuscita del gas verso l’esterno.

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