Esplosione nella fabbrica di botti: c’è anche un secondo indagato

7 Aprile 2023

Si tratta di un dirigente, anche lui come il titolare è accusato di omicidio colposo e lesioni gravi Nell’incidente avvenuto a febbraio è rimasto ucciso un dipendente di 62 anni e ferito un altro

TERAMO. La dinamica della tragedia di Caprafico prende forma negli atti di una inchiesta in cui spunta un secondo indagato. Si tratta di un dirigente dell’azienda: il suo nome si aggiunge a quello del titolare della ditta di fuochi d’artificio di Caprafico nella cui area esterna, nel mese di febbraio, c’è stata la violenta esplosione in cui è rimasto ucciso il 62enne dipendente Dino Trignani e ferito un altro dipendente di 43 anni. Le ipotesi di reato contestate sono quelle di omicidio colposo e lesioni gravi, così come nel caso del titolare indagato Elio Di Blasio.
Nel fascicolo, nel frattempo passato al sostituto procuratore Stefano Giovagnoni del pool per gli infortuni sul lavoro, è in corso la consulenza balistica affidata a Paride Minervini nominato dalla Procura e chiamato ad esaminare alcune schegge di metallo trovate nel corpo e in altri reperti. Consulenza fatta nel contraddittorio delle parti (e quindi anche con i consulenti nominati dagli indagati) trattandosi proprio di un accertamento irripetibile.
La drammatica esplosione avvenne nell’area esterna della fabbrica di fuochi d’artificio Di Blasio mentre Trignani stava provando dei fuochi d’artificio. I due dipendenti erano in un’area esterna di prova, a circa 800 metri dallo stabile della ditta, che viene usata sia per le prove di nuovi prodotti e sia per l’eliminazione degli scarti. Da una prima ricostruzione fatta all’epoca dai carabinieri sembra che Trignani stesse provando dei nuovi fuochi d’artificio e che l’altro dipendente, che ha la funzione di magazziniere, si trovasse nella zona solamente di passaggio e fosse a distanza. Ritenuto un operaio esperto in questo genere di lavorazioni, Trignani aveva già fatto una prima operazione che si era conclusa senza problemi. Nella seconda, invece, qualcosa non andò così come avrebbe dovuto. L’esplosione fu violentissima e per l’uomo non ci fu nulla da fare. Riuscì solo ad urlare all’altro collega di scappare salvandogli in questo modo la vita.
Dopo l’incidente di febbraio, per la ditta di Caprafico è arrivato anche un provvedimento amministrativo di sospensione dell’attività. Il provvedimento è stato emesso dalla prefettura di Teramo ed è di natura cautelare, ovvero non è motivato dall’accertamento di eventuali illeciti o irregolarità ma da una valutazione prudenziale. In attesa che l’inchiesta penale sull’incidente faccia il proprio corso e che si accertino eventuali violazioni delle norme, è stato ritenuto opportuno emettere il provvedimento di sospensione.
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