Eventi estivi in città: 40mila presenze dall’inizio di luglio

4 Settembre 2023

Filipponi: «Ma ora bisogna strutturare un’offerta turistica, determinanti l’apertura dell’ufficio Iat e i rinforzi agli uffici»

TERAMO. L’estate teramana, intesa come cartellone di eventi, non è ancora finita: sabato 9 in tremila a piazza Martiri applaudiranno De Gregori e Venditti, poi arriveranno “Sport sotto le stelle” e “La notte dei sognatori”. Ma l’autunno è alle porte ed è tempo dei primi bilanci estivi su riuscita degli eventi, afflusso di visitatori in città e problemi connessi. L’assessore comunale Antonio Filipponi non si sottrae alle domande del Centro, facendo una premessa fondamentale: «È stato un anno un po’ anomalo, la programmazione degli eventi ha subìto l'onda lunga delle elezioni e quindi ci sono state due programmazioni, una fino a fine luglio e una ripartita in agosto dopo la variazione di bilancio».
Si possono fare dei numeri sulle presenze in città?
«Di sicuro gli eventi principali hanno registrato sempre il soldout ma sono andati bene anche gli altri, come quelli al castello e nelle frazioni. I numeri sono in linea con il 2022. Nell’ambito di “Natura Indomita”, tra gli ingressi a pagamento e le altre manifestazioni dove ci sono i contapersone, le presenze sono state circa 40mila dai giorni della Coppa Interamnia in poi, e questo è un dato oggettivo. Un dato soggettivo, mio, è che sono entrate circa 100mila persone in città quest'estate».
Perché si continuano a vedere negozi e pubblici esercizi chiusi in occasione di eventi di richiamo?
«È sotto gli occhi di tutti, basta girare in centro, che c'è un discreto afflusso turistico anche di non italiani. A questa presenza spesso si accompagna la tendenza dei commercianti a chiudere in agosto, ma quest'anno è accaduto forse anche per una carenza di comunicazione dovuta alla doppia programmazione degli eventi. Non ne faccio una colpa agli esercenti, le decisioni sulle chiusure le hanno dovute prendere prima».
Teramo oggi è la città turistica che era nei vostri obiettivi fin dal 2018?
«No. In questi cinque anni abbiamo avviato dei percorsi ma non abbiamo ancora applicato le politiche turistiche che volevamo, dobbiamo farlo in questi cinque anni e sarà fondamentale l’apertura, speriamo entro l’anno, dell’ufficio Iat, che ci permetterà di mettere a sistema anche la rete dei commercianti. Lo Iat deve fare rete con il polo museale e poi curerà la parte social facendo comunicazione unica su tutti i contenitori di eventi. Lo stiamo costruendo anche con tre assunzioni che vanno a rafforzare l’ufficio Cultura e Turismo: i nuovi dipendenti non sono solo amministrativi ma hanno le competenze per guidare queste politiche. Bisogna strutturare un'offerta, è un processo lungo che comunque è cominciato: se ora vediamo turisti, sono frutto di eventi e manifestazioni di rilievo nazionale».
Sui siti archeologici troppo spesso chiusi cosa dice?
«Il problema delle aperture dei siti non è del personale, noi teniamo aperti quelli che sono in condizione di essere aperti. Al momento abbiamo Madonna delle Grazie in attesa della ripresa dei lavori della Sovrintendenza, il sito di piazza Sant'Anna ha bisogno di un lavoro importante sui vetri che spesso scoppiano e lo stiamo facendo noi, sulla Cona c’è un’interlocuzione avviata con il comitato di quartiere per valorizzare l’area con eventi di qualità, sul Mosaico del Leone c’è da sviluppare un’ipotesi di convenzione con la famiglia Savini per riaprirlo alle visite. Il nostro obiettivo è creare un tour archeologico di Teramo, nel quale s’inserirà anche via Sant'Antonio: va trovato un modo per rendere visibili quei mosaici di una bellezza straordinaria scoperti mesi fa, salvaguardandoli dalle intemperie. La loro ricopertura è temporanea».
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