Ex Cirsu, il tribunale dice no al concordato al gruppo Dileco

30 Ottobre 2021

Rigettata la richiesta di omologa presentata dopo l’ultimo pronunciamento della Cassazione Ora per la gestione si riparte dal fallimento del consorzio, ma già si preannunciano nuovi ricorsi 

TERAMO. È un altro pronunciamento, l’ennesimo, dell’autorità giudiziaria a definire presente e futuro della mega discarica del Cirsu. Con una certezza di fondo: si riparte dal fallimento e ancora una volta tutte le strade restano aperte. Così, in sintesi, ha deciso il tribunale di Teramo (ufficio delle procedure concorsuali) nel rigettare la richiesta per l’omologazione del concordato fallimentare presentato dalla Dileco (società composta dal gruppo Diodoro e Eco Consul) che in Cassazione ha vinto il ricorso contro la Deco del gruppo Di Zio.
Motivando con un provvedimento di 54 pagine il collegio presieduto da Carlo Calvaresi, Giovanni Cirillo (giudice delegato relatore ed estensore) e Ninetta D’Ignazio ha rigettato il ricorso per l’omologa del concordato fallimentare. Omologa contro cui erano stati presentati quattro atti di opposizione da parte della Deco, del Consorzio Stabile Ambiente (Csa), della Eta Waste e dell’Aia, Abruzzi Igiene Ambientale Spa.
Il nuovo iter era ripartito dopo la presa d’atto della sentenza con cui nei mesi scorsi i giudici della Cassazione avevano accolto i ricorsi presentati contro l’omologa del concordato fallimentare alla Deco del gruppo di Zio, nei fatti annullandolo. Ricorsi presentati dalla stessa Dileco (società facente capo al gruppo Diodoro di Roseto e a quello Latini), dal Consorzio Stabile Ambiente (Csa) dell’Aquila e da Cirsu Spa nella figura di alcuni dei Comuni consorziati.
Il pronunciamento della Cassazione era arrivato a quattro anni dalla sentenza della Corte d’Appello dell’Aquila che aveva confermato il provvedimento con cui il tribunale di Teramo aveva approvato il concordato fallimentare della Deco e dopo un diverso orientamento stabilito di recente dalle sezioni unite sul concetto del conflitto d’interesse in materia di concordato fallimentare. Perché è proprio su questo concetto giuridico che gli Ermellini hanno fondato l’ordinanza sul caso ex Cirsu. All’epoca delle proposte di concordato quella della Deco aveva riportato il voto favorevole del 73,87% dei creditori, contro il 43,37% della proposta Dileco e il 26,01% della proposta Csa.
Nei passaggi di una procedura di concordato la proposta della Deco era stata approvata con il voto determinante di Aia, controllata della stessa Deco. Un elemento per cui in secondo grado le società escluse avevano fatto ricorso contro l’omologa del concordato e poi in Cassazione. Successivamente il tribunale fallimentare, dunque, aveva deciso di proseguire nel concordato fallimentare mandando avanti la seconda proposta, ovvero quella della Dileco. Tra le motivazioni per il rigetto dell’omologa questioni riguardanti il passaggio delle varie autorizzazioni e anche questioni economiche. A questo proposito, infatti, in particolare così si legge in un passaggio del provvedimento: «Al di là della offerta irrevocabile di acquisto del polo tecnologico Cirsu per nove milioni di euro, non è dubbio che la solidità finanziaria della ricorrente proponente Dileco Srl sia del tutto carente e non dia alcuna garanzia (eccettuata quella di 500mila euro prevista nella proposta quella cauzione/caparra per l’ipotesi dell’inadempimento, ma come detto del tutto inadeguata, fornita dalle controllanti) circa il buon esito della procedura. Non sarà certamente inutile a questo riguardo rammentare come la proposta di concordato fallimentare, del quale si chiede l’omologazione, ha ad oggetto l’acquisizione immediata in proprietà o in godimento del complesso aziendale della fallita Cirsu». Che include la piattaforma, la linea di trattamento della frazione organica, l’impianto di trattamento, la vecchia discarica e la nuova discarica.
Dopo sei anni dal fallimento Cirsu, dunque,si riparte da zero. Ricorsi permettendo.
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