Ex detenuto a Castrogno si laurea in scienze del turismo

Santo Le Pera, quando era in carcere per associazione mafiosa, ha riscoperto fede e voglia di studiare Prima di discutere la tesi racconta la sua storia «nella speranza che altri carcerati seguano l’esempio»
TERAMO. Santo Le Pera è un uomo che ha un passato ingombrante. Parte della sua vita l’ha trascorsa in carcere, e nemmeno per un reato di poco conto, ma per associazione mafiosa. La prima volta che fu arrestato era il 1988 e adesso, dopo 30 anni, può dire di aver dato una svolta alla sua vita: ieri si è laureato all’università di Teramo con 110 e lode.
Lo studente Santo Le Pera, nato 60 anni fa a Reggio Calabria, ha voluto raccontare il suo percorso, pochi minuti prima di discutere la tesi. Forse per una catarsi, certamente per indicare la via a molti che sono nelle sue condizioni. Ora è libero, le porte del carcere di Castrogno si sono chiuse alle sue spalle nel novembre 2017. E’ tornato a Teramo per discutere la sua tesi in Scienze del turismo su “Il mercato del lavoro nel turismo: figure emergenti ed esigenze di flessibilità”.
Parte della sua pena l’ha espiata nel carcere di Vigevano, poi in quello di Tolmezzo e infine a Teramo. «Il cambiamento è iniziato quando ho avuto, in tarda età, dopo 18 anni di matrimonio, i miei due figli», racconta con un fil di voce, «e poi è stata determinante anche la corrispondenza con una monaca di clausura, suor Gigliola. Ricordo nitidamente una sua frase, che mi ha molto colpito: “Noi siamo dei contenitori: devi scegliere tu cosa metterci. Se ci metti cose belle sarai una bella persona, se cose brutte, sarai spazzatura”. E grazie a lei ho ritrovato la fede».
Basilare nella rinascita come uomo è stato un altro incontro, fatto durante la detenzione a Castrogno, durata quasi quattro anni. «Ho incontrato Gerome, camerunense che in carcere si è diplomato e che qui a Teramo si è iscritto all’università. Quando ero scoraggiato perchè non riuscivo da un po’ a vedere i miei familiari pensavo al fatto che lui non vedeva la famiglia da 12 anni. A lui mancano pochi esami, si laureerà presto».
Le Pera ha voluto raccontare la sua storia perchè spera «che altri detenuti seguano il mio esempio e vengano all’università». Intanto il suo esempio l’ha seguito uno dei due figli, si è iscritto proprio all’università di Teramo, ma in economia aziendale. E, stando ad alcuni “rumors”, anche il secondo seguirà l’esempio.
Relatore è stato il professor Adolfo Braga, con cui Le Pera ha fatto due esami. «Ricordo che al primo esame andò straordinariamente bene, prese 30 e lode», ricorda il docente, «lui aveva molto interesse per le materie e ha subito assorbito il metodo di studio, con risultati ineccepibili. Uno studente molto motivato». A seguirlo anche Claudio Lo Sterzo, altro docente universitario che cura i rapporti fra università e carcere: «È il terzo che si è laureato da noi e quest’anno abbiamo 11 iscritti. Tutti i mercoledì, due ore al giorno, seguo gli studenti nell’attività didattica o li metto in contatto con altri docenti, li aiuto nelle iscrizioni o porto loro libri. L’università di Teramo ai detenuti da quest’anno non fa pagare le tasse, così come l’Adsu. E’ un’esperienza straordinaria: ho trovato uomini spogliati di tutto e vestiti solo della loro colpa. Ci sono persone fortemente motivate: anche in carcere può rifiorire la vita».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

