Ex Foodinvest, l’affitto non viene pagato da 3 anni

20 Gennaio 2015

Il tribunale avvia un’azione legale contro la Richetti spa, l’impresa morosa mentre valuta la proposta di concordato presentata da un’altra ditta

TERAMO. Non c’è pace per quella che fu una delle aziende leader dell’industria teramana, la Foodinvest. Il prossimo 1° marzo saranno tre anni che la Richetti spa di Caltagirone, divenuta affittuaria del ramo d’azienda a fine 2007, prima ancora cioè che la Foodinvest Bakery di Sant’Atto venisse dichiarata fallita (maggio 2008), non paga l’affitto alla curatela fallimentare.

Quest’ultima –– Gaetano Biocca e Giancarlo D’Andrea – ha da tempo risolto il contratto d’affitto con decorrenza 1° marzo 2012, ma la Richetti continua come se nulla fosse a detenere l’azienda. Lo fa evidentemente senza titolo, questo almeno scrive il giudice delegato ai fallimenti Giovanni Cirillo nella nota del 24 marzo scorso con la quale incarica l’avvocato Carlo Del Torto di avviare un’azione legale contro l’impresa morosa. Tra qualche giorno il tribunale deciderà sul mancato pagamento del canone d’affitto della Richetti alla curatela. L’azienda siciliana si è sempre giustificata sostenendo di aver effettuato dei costosi lavori di miglioria all’interno dell’azienda, lavori che a suo dire valgono il pagamento degli affitti.

C’è anche un altro fronte aperto, anzi due. Il giudice Cirillo – che ha ereditato la vicenda Foodinvest da Flavio Conciatori – deve decidere se è legittima o illegittima l'opzione all'acquisto dello stabilimento esercitata dalla Richetti. Anche per questo ha deciso di avvalersi come coadiutore legale dell’avvocato Del Torto, sostituendo i legali incaricati in precedenza dal tribunale. Una sostituzione non certo pacifica ma motivata dal fatto che, scrive Cirillo, «il parere reso appare palesemente insoddisfacente oltre che in alcuni passaggi erroneo e non tiene conto di numerosi aspetti del contratto di affitto di azienda che sconfessano apertamente le pretese di Richetti spa». Cirillo parla anche di «profili obiettivamente non trasparenti» (uno dei legali in questione risultava essere stato patrocinatore di Richetti spa). In ogni caso la procedura di vendita è stata sospesa un anno fa perché c’è stata una proposta di concordato fallimentare da parte di un'altra società. Si chiama Rinnovamento alimentare Srl ed è di Roma, ma ha come referente locale lo storico capo stabilimento della Foodinvest dei Malavolta, Bruno Mincarelli. La sua proposta di concordato fallimentare potrebbe essere più conveniente rispetto alla liquidazione dell’azienda a Richetti, ma deve ancora essere valutata dai curatori.

Cirillo, nella nota di dieci mesi fa, sottolinea che «occorre predisporre al più presto un organico programma di liquidazione» e parla di «azioni legali da intraprendere urgentemente» a tutela della massa dei creditori. I tempi tecnici, evidentemente, sono più lunghi dei sacrosanti solleciti del giudice. Nel frattempo lo stabilimento di Sant’Atto continua a funzionare e vi lavorano circa 80 operai fissi e 40 interinali. La produzione si concentra sulle fette al latte, com’era nella gestione Malavolta. (d.v.)

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