Fa benzina per 6.000 euro con i soldi del Comune

Atri, dipendente del municipio rinviato a giudizio con l’accusa di peculato Il suo avvocato: «Dimostreremo che non c’è stato arricchimento indebito»
ATRI. Avrebbe utilizzato indebitamente le carte carburante del Comune di Atri, di cui è dipendente per fare il pieno a suo uso e consumo. Anzi, numerosi pieni visto che – secondo le accuse – avrebbe fatto rifornimento per un lungo periodo di tempo fino ad accumulare la bellezza di 6000 euro di spesa al distributore.
Per questo motivo un operaio del Comune atriano, Domenico Di Nardo Di Maio, è stato rinviato a giudizio dal gup Giovanni de Rensis con l’imputazione di peculato. Il giudice ha quindi accolto la richiesta del pubblico ministero Stefano Giovagnoni, secondo il quale l’operaio rivestiva il ruolo di incaricato di pubblico servizio in quanto responsabile dell’ufficio manutenzione del settore lavori pubblici del Comune. L’uomo comparirà davanti ai giudici del tribunale di Teramo il 7 maggio prossimo.
In particolare l’operaio è accusato di aver utilizzato indebitamente due carte carburante, una delle quali attinente a una macchina che non era più servizio, ulteriore elemento, secondo l’accusa, per ravvisare un comportamento illecito da parte dell’imputato. L’utilizzo delle carte carburane sarebbe avvenuto in un lungo arco di tempo nel corso del 2001: tanti pieni al serbatoio fino ad arrivare alla somma complessiva di seimila euro.
Il caso, tuttavia, presenta alcuni aspetti controversi, a cominciare dalla qualifica di incaricato di pubblico servizio, attribuita all’operaio dal pm e ritenuta valida dal giudice dell’udienza preliminare: è solo rivestendo questa qualifica che si può configurare il reato di peculato; diversamente l’accusa sarebbe stata quella di appropriazione indebita, un reato meno grave, punito con una pena decisamente più lieve (fino a tre anni di reclusione) rispetto al peculato, che prevede invece una pena fino a 10 anni. La qualifica di responsabile del servizio manutenzione viene contestata, infatti, dal difensore dell’imputato, l’avvocato Camillo Consorti, secondo il quale un semplice operaio non può rivestire un incarico di responsabilità. In ogni caso, sostiene il legale, ci sarebbero state tutte le condizioni per decretare il non luogo a procedere; tuttavia, aggiunge, «avremo modo di dimostrare nel dibattimento che non c’è stato alcun arricchimento indebito da parte del mio assistito». (e.a.)
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