«Facciamo di tutto per reintegrarli»
I progetti dell’area educativa di Castrogno tra pochi fondi e tanto impegno
TERAMO. L'obiettivo fondamentale per ogni detenuto è garantire che la pena svolga una funzione non solo retributiva ma incentrata sulla valorizzazione delle risorse personali di ciascuno,al fine di restituire alla società individui migliori e capaci di reintegrarsi. Il mio impegno quotidiano consiste dunque nel sostenere, valorizzare e coordinare tutti gli operatori che istituzionalmente mi affiancano in questa mission, caratterizzata da costanti difficoltà strutturali e specifiche, legate ad un'utenza multiproblematica, come è facile intuire, per le molteplici questioni rappresentate dai singoli detenuti, e per la cronica carenza di risorse umane e materiali.
Diverse le iniziative finalizzate a valorizzare risorse personali positive, da quelle che hanno coinvolto molti detenuti in permesso premio e lavoro all'esterno ai sensi dell'art. 21 OP impiegati in lavori di pubblica utilità. Partendo, infatti, da una rilevazione dei bisogni primari dell'utenza svantaggiata, ho contribuito ad indicare le linee operative per il sostegno partecipato dei soggetti più problematici, sollecitando l'attenzione verso le relazioni familiari e le condotte anticonservative anche pregresse con riferimento a disturbi della personalità, cogliendo tutte le situazioni che necessitassero di interventi idonei, in raccordo con gli operatori istituzionali dell'area sanitaria, educativa, gli assistenti sociali prevedendo il coinvolgimento mirato di volontari
La complessità della popolazione detenuta femminile di questo istituto che vede un alto numero di persone appartenenti a minoranze etniche, in particolare di origine rom e/o con problematiche psichiatriche e segnate da violenze sessuali subite già dalla minore età, ha indotto a predisporre interventi mirati con l'ausilio di esperti ed il coinvolgimento attivo del personale di polizia penitenziaria femminile.
Un progetto interessante è quello che vede la valorizzazione delle aree verdi interne alla casa circondariale: appaiono evidenti le notevoli e molteplici valenze che il progetto di recupero delle aree verdi racchiude, contribuendo a qualificare il carcere sia come un vivaio per lo sviluppo dell'ingegno e delle risorse di una umanità ricchissima di potenziale ma spesso rimossa dalla coscienza civile, sia come "un luogo di restituzione degli affetti" mutilati dal regime coattivo, dove il nucleo familiare ha la possibilità di ritrovarsi intorno ad un tavolo per consumare il pranzo e condividere un momento di serena convivialità. Le finalità perseguite sono la riabilitazione psico-fisica nonché il reinserimento socio-lavorativo dei detenuti più svantaggiati e a rischio di emarginazione, mediante il ricorso a due strumenti privilegiati del trattamento penitenziario: l'ergoterapia e lo sviluppo dei rapporti con la famiglia. In occasione delle festività è ormai consuetudine promuovere una serie di eventi musicali, teatrali, culturali, religiosi finalizzati in primo luogo ad umanizzare la vita detentiva, ad elevare la dignità dei ristretti nonché ad allentare le tensioni scaturenti dal regime di convivenza forzata.
A tal fine mi preoccupo di sensibilizzare gli enti locali, i soggetti appartenenti al terzo settore verso l'esperienza della reclusione insieme a docenti, animatori, volontari e coinvolti in iniziative con intenti umanitari e per spirito di liberalità, chiedendo loro anche di intrattenere i detenuti con riflessioni su tematiche culturali .
Elisabetta Santolamazza
(funzionario giuridico-pedagogico carcere Castrogno)

