Fatture false per quattro milioni: sotto accusa dieci imprenditori

Al centro una società cartiera costituita da marito e moglie per emettere la documentazione fasulla Coinvolte alcune imprese teramane, marchigiane e romane. Una truffa all’Iva da oltre un milione
TERAMO. Il sistema truffaldino è uno quelli già collaudati: fatture fasulle per operazioni inesistenti fatte per abbattere l’imponibile e avere vantaggi fiscali.
È una maxi truffa con fatture false per oltre 4 milioni e una evasione di Iva da un milione e 200mila euro quella scoperta dalla guardia di finanza di Teramo al termine di un’indagine conclusa con dieci indagati. Dopo l’avviso di conclusione, nei giorni scorsi il sostituto procuratore Francesca Zani ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio per dieci amministratori di società di vari settori risultate operanti non solo nel Teramano ma anche nelle Marche e a Roma.
Al centro di tutto, secondo l’accusa, una società teramana i cui amministratori erano moglie e marito costituita proprio con lo scopo di emettere fatture false. Una società cartiera vuota, quindi senza nessun tipo di patrimonio. Questa società, secondo le accuse, era inadempiente agli obblighi fiscali e artefice di un giro di emissione di fatture false per oltre 4 milioni di euro. Sempre secondo l’accusa di Finanza e Procura avrebbe permesso a decine di imprese commerciali, operanti in diversi settori merceologici, di conseguire indebiti vantaggi fiscali emettendo fatture false a favore delle richiedenti. Questo, naturalmente, dietro compenso.
Le indagini dei finanzieri della compagnia di Giulianova sono partite dalla segnalazione di alcune operazioni sospette riguardanti in particolare una società. Gli approfondimenti, che hanno riguardato anche le movimentazioni sui conti correnti bancari, hanno permesso di fare chiarezza anche sulle modalità di retrodazione dei pagamenti relativi alle fatture false avvenuta attraverso numerosi prelevamenti di denaro contante. Un modus operandi che, sempre secondo la ricostruzione fatta dalla guardia di finanza, sarebbe stata confermata proprio da uno dei soggetti che si sarebbe prestato all’emissione di documenti falsi. Le successive indagini hanno permesso di ricostruire tutti i passaggi e i movimenti bancari che poi hanno portato all’incriminazione. Per i dieci, infatti, è scattata la contestazione di reati finanziari e in particolare l’emissione e l’utilizzo di fatture false. Le attività eseguite hanno permesso di accertare i reati di omessa dichiarazione ed emissione di centinaia di fatture per operazioni inesistenti in capo alla società cartiera. E non solo. Secondo l’accusa, infatti, le società coinvolte nel giro avrebbero usato le fatture false per mettere a segno una frode complessiva di Iva di un milione e 200mila euro.
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