Fatture per lavori mai avviati: scoperta una truffa da 11 milioni

14 Ottobre 2022

Indagine della Guardia di Finanza: smascherato un maxi raggiro per ottenere il credito d’imposta Coinvolti due amministratori di un gruppo imprenditoriale teramano, ma l’inchiesta prosegue

TERAMO. Il sistema è quello già collaudato in tante altre truffe che ormai da mesi caratterizzano i bonus edilizi come Ecobonus e Sismabonus: l’emissione di fatture per opere di fatto mai realizzate. È una maxi truffa ai danni dello Stato da 11 milioni di euro quella che il comando provinciale della guardia di finanza di Teramo ha scoperto nel corso di accertamenti mirati e incrociati che da tempo le Fiamme gialle portano avanti sul territorio provinciale.
Sotto accusa due amministratori di un grosso gruppo imprenditoriale operante sulla costa indagati per le ipotesi di truffa aggravata ai danni dello Stato ed emissione di fatture false. Nel primo dettagliato rapporto rimesso in Procura (fascicolo sul tavolo del procuratore Ettore Picardi) la Finanza ha proposto l’adozione del sequestro preventivo per equivalente nei confronti degli indagati della stessa entità del profitto del reato, ovvero 11 milioni di euro.
Le indagini degli uomini del comando provinciale della Finanza, agli ordini del colonnello Fabrizio Chirico, hanno consentito di ricostruire, in questa prima fase, il modus operandi del gruppo imprenditoriale: ovvero, secondo l’accusa, l’emissione di fatture per opere di fatto mai realizzate per un valore complessivo di venti milioni di euro beneficiando di un credito di imposta di 11 milioni da ritenere allo stato inesistente. Naturalmente l’indagine è ancora in una fase di accertamento e questo significa che ulteriori novità potrebbero arrivare, a cominciare anche da un eventuale provvedimento di sequestro
Il sistema per sottrarre soldi allo Stato con i bonus da tempo è stato individuato dalla Finanza che proprio a livello nazionale ha creato una task foce di collaborazione con l’Agenzia delle Entrate per recuperare le somme. Secondo gli investigatori lo stratagemma usato è quello di sfruttare una serie di vulnus che la normativa, almeno in principio, aveva: le imprese dichiarano di avviare un intervento edilizio previsto dalla legge e così incamerano un credito fiscale con lo Stato che copre una percentuale delle opere da realizzare. Questo credito può essere incassato in due modi: scontandolo dalla dichiarazione dei redditi, oppure cedendolo a banche e intermediari in cambio di una somma minore all’importo ma immediata. In un primo momento è stato possibile vendere i crediti all’infinito. E questo, naturalmente, ha reso difficoltoso risalire a quello originario di partenza per accertare un’eventuale truffa. Di recente il passaggio senza limiti è stato vietato: il credito può essere ceduto una sola volta.
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