Festa della Repubblica dedicata a chi lotta contro il coronavirus

La cerimonia al monumento ai Caduti di viale Mazzini Tra le onorificenze quelle per due dirigenti medici
TERAMO. La lotta al virus e chi l’ha combattuta e la combatte ancora: è soprattutto a loro che è stata dedicata la 75esima edizione della Festa della Repubblica. «Il personale sanitario è stata la nostra ancora di salvezza, non dobbiamo abbandonarlo, ma anzi supportarlo»: così il prefetto di Teramo Angelo De Prisco, citando la lettera del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante la cerimonia di ieri al monumento ai Caduti di viale Mazzini, dove ha posto una corona d’alloro, dopo l’Alzabandiera e prima della preghiera per i Caduti.
Non a caso lo stesso prefetto, durante le celebrazioni, ha nominato cavalieri dell’ordine di merito della Repubblica due dirigenti medici «per l’impegno profuso nel fronteggiare l’emergenza Covid-19». Uno simbolo della lotta al Covid negli ospedali: Pietro Romualdi, coordinatore dei presidi sanitari teramani. L’altra simbolo della battaglia sul territorio: Ida Albanesi, del servizio di Igiene pubblica della Asl, impegnato nel tracciamento dei contatti, nella sorveglianza e nel supporto ai positivi. Entrambi i medici hanno dedicato l’onorificenza ai colleghi impegnati sul fronte al loro fianco. Nominati cavalieri, per altre motivazioni, anche altre personalità teramane: il ristoratore Aldo D’Ostilio, la funzionaria della Giustizia Teresa Di Bernardo, Nicola Di Giovannantonio di Confindustria, l’ispettore superiore della polizia Vincenzo Di Giuseppe, l’assistente capo coordinatore della polizia Luciano Ruscitti e il luogotenente carica speciale dei carabinieri Domenico Pepe. Onorificenza di ufficiale dell’ordine al merito della Repubblica, invece, assegnata al luogotenente della guardia di finanza Vincenzo Piliego e il rettore dell’Università di Teramo Dino Mastrocola. Ci sono poi le medaglie d’onore alla memoria a cittadini della provincia deportati e internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra a Domenico Di Berardino e Domenico Mariano entrambi deportati in Germania dopo l’Armistizio. «Durante la prigionia i tedeschi sottoposero i militari italiani a un trattamento punitivo, la cosiddetta “alimentazione proporzionata alla produttività”, riducendoli in un terribile stato di denutrizione, al limite della sopravvivenza. Il campo di concentramento diventò così per Di Berardino, come per gli altri prigionieri, il luogo della lotta per l’affermazione della dignità umana prima ancora di quella dell’essere soldati», hanno scritto i familiari del soldato di Corropoli nel ringraziare le autorità, continuando: «Lui come tanti suoi commilitoni scelse la patria, scelse gli ideali di onestà, libertà e di onore: scelse la parola data al suo Paese». I suoi familiari hanno ricevuto la medaglia insieme al sindaco di Corropoli Dantino Vallese, a cui il prefetto ha consegnato il tradizionale medaglione ceramico.
Incentrato sulle istituzioni e la scuola, invece, il discorso del sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto: «Non vi è alcun tipo di ripartenza, né di ricostruzione, se non si torna a recuperare fiducia nelle istituzioni, nella politica». E poi: «Riconosciamoci nel valore irrinunciabile della scuola, come motore della democrazia, generatore di pura libertà, di vera uguaglianza, spazio in cui la felicità si deve affermare come diritto».
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