Fondazione, Mancini si dimette ed evita il commissariamento

Dopo l’autosospensione lascia la carica di presidente ma resta componente del consiglio di indirizzo «Rinuncio all’incarico unicamente per sgombrare il campo da inutili battaglie legali e contrapposizioni»
TERAMO . «Continuerò a battermi per i mesi che restano alla scadenza del mio mandato all’interno del consiglio di indirizzo». Gianfranco Mancini, dopo l’autosospensione si dimette dalla carica di presidente, ma non esce dalla Fondazione Tercas. Sblocca così una situazione che negli ultimi mesi ha creato un forte attrito all’interno dell’organismo di vertice da cui sette mesi fa era stato eletto presidente a maggioranza rimpiazzando Enrica Salvatore. «Rinuncio all’incarico», afferma mancini, «unicamente per sgombrare il campo da inutili battaglie legali e contrapposizioni che, in questo momento di gravissima crisi, il territorio e il nostro ente non possono permettersi. Oggi quello che conta è aiutare la nostra gente con tutti i mezzi a disposizione».
L’illegittimità della sua designazione, segnalata dal ministero delle Finanze e che aveva portato Mancini ad autosospendersi dalla presidenza, ha scavato un solco profondo in seno al consiglio d’indirizzo, spingendo l’ex presidente a questo ulteriore passo. Il dimissionario, però, è tutt’altro che convinto della correttezza delle contestazioni mosse alla sua elezione. «L’interpretazione dei funzionari ministeriali circa alcune modalità procedurali è parsa a molti, all’interno della Fondazione stessa, quantomeno discutibile», osserva l’ex presidente, «fra gli altri, di parere opposto, sono tre illustri legali che ne contestano la fondatezza».
Le violazioni statutarie a cui fa riferimento il Mef se fossero state determinanti, secondo Mancini, dovevano essere rilevate all’indomani della sua designazione, non quattro mesi dopo. «Peraltro nessuno, all’interno della Fondazione aveva mai manifestato dubbi circa la legittimità dell’elezione sul punto che il Mef considera dirimente», tiene a precisare, «né il consiglio di indirizzo, né il consiglio di amministrazione, né il collegio dei revisori, né il segretario generale». Mancini era comunque pronto a farsi da parte nella prima occasione utile, che cade oggi con la seduta dell’organismo, il consiglio di indirizzo della Fondazione, da cui aveva ricevuto l’incarico a novembre. «Dispiace che l’intervento di Roma interrompa il processo di rinnovamento della nostra Fondazione e di “apertura” del Palazzo che la mia presidenza aveva avviato, soprattutto in favore dei soggetti più bisognosi», tiene a precisare, «non voglio però alimentare polemiche che avrebbero il solo effetto di danneggiare l’immagine dell’ente». Mancini sottolinea che «l’inatteso pronunciamento del ministero ha aggiunto ulteriori motivi di divisione» ai contrasti nel consiglio d’indirizzo seguiti alla sua elezione non unanime. «Di qui la mia decisione che auspico possa contribuire a ritrovare unità di intenti per una nuova stagione di impegno dell’ente per il territorio», spiega, «in un quadro di piena legalità, rigore etico e trasparenza». Per Mancini, che resta nel consiglio d’indirizzo come rappresentante della camera di commercio, «la Fondazione Tercas è un bene troppo prezioso per Teramo e la sua provincia perché beghe, egoismi e comportamenti scorretti ne debbano mettere in pericolo l’autonomia e l’azione».
A evidenziare il «gesto di responsabilità» del dimissionario è il vicepresidente dell’ente Marino Iommarini apprezzando, a nome del Cda «il forte rispetto delle istituzioni» da parte dell’ex presidente. Il consiglio d’indirizzo oggi prenderà atto delle dimissioni di Mancini e procederà all’approvazione del bilancio a cui seguiranno i rinnovi del consiglio di amministrazione e del collegio dei revisori. Il passo indietro da parte dell'ex presidente recepisce di fatto le eccezioni del ministero, evitando il rischio di commissariamento.
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