Fondi ai terroristi islamici Scarcerato l’imprenditore
Alba, il tunisino era stato arrestato nella maxi operazione della Distrettuale Da ottobre era ai domiciliari con il braccialetto elettronico, il giudice lo libera
ALBA ADRIATICA. Da ottobre era agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico dopo che il Riesame aveva scarcerato lui e gli altri nove accusati di aver finanziato il terrorismo islamico.
Da qualche giorno l’imprenditore Jameleddine Brahim Kharroubi, il 57enne tunisino con residenza a Torino ma di fatto domiciliato ad Alba Adriatica e considerato una delle figure chiave dell’inchiesta, è libero. Così ha disposto il gip Marco Billi del tribunale dell’Aquila che ha accolto la richiesta di scarcerazione presentata dal suo legale, l’avvocato Gabriele Rapali, che nella richiesta ha sostenuto il venire meno delle esigenze cautelari.
Un nuovo passaggio dopo che nei giorni scorsi, a tre mesi dalla maxi operazione con sedici indagati tra tunisini e italiani di cui dieci arrestati, la Procura Distrettuale antimafia dell’Aquila (David Mancini il pm titolare del fascicolo) ha chiuso le indagini puntellando l’impianto accusatorio. In mezzo il provvedimento con cui il tribunale del Riesame, accogliendo i ricorsi della difesa, due settimane dopo gli arresti aveva scarcerati tutti.
Nell’avviso di conclusione accuse confermate per la maggior parte degli indagati, a cominciare dall’imam Atef Argoubi (per un periodo a Martinsicuro). Un gruppo che, secondo l’accusa, da Alba e Martinsicuro si muoveva in tutto il mondo per finanziare il terrorismo radicale islamico di “Al-Nusra”, attivo nella guerra in Siria. Per la Procura Kharroubi avrebbe sostenuto economicamente imam di ispirazione radicale in Italia e in altri Paesi. Nell’arco degli anni, secondo l’accusa, avrebbe avuto contatti con diversi imam coinvolti in inchieste per terrorismo. Con quello di Aversa Yacine Gasri, condannato in via definitiva a 4 anni e 9 mesi per associazione con finalità di terrorismo.
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