Fondi europei per la stazione: si farà l’arretramento dei binari

Rfi ha inserito lo scalo teramano tra quelli del Sud che dovranno diventare snodi di connessione con la mobilità sostenibile delle città. Il Comune è chiamato a collaborare modificando la viabilità
TERAMO. La pandemia è anche un’occasione, lo dice persino il Papa. E dalla pioggia di soldi che l’Europa ha cominciato a dare all’Italia per l’uscita dall’emergenza può arrivare la risposta a questioni che parevano di difficile soluzione per enti locali con le casse vuote e gli uffici tecnici ridotti al lumicino. È il caso della stazione ferroviaria di Teramo, area strategica della città sulla quale il Comune medita da anni un intervento che abbini riqualificazione dell’esistente e miglioramento della viabilità. Giorni fa gli amministratori comunali hanno avuto un incontro con la direzione stazioni di Rfi (Rete ferroviaria italiana) che ha comunicato loro di aver inserito Teramo in un elenco di stazioni del Sud da finanziare con il Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza alimentato dai soldi del Recovery fund.
Nel Recovery ci sono 25 miliardi di euro per le infrastrutture ferroviarie e il ministero ha fatto fare a Rfi un elenco di 54 stazioni del Sud nelle quali realizzare interventi di miglioramento della mobilità. Le stazioni, secondo il piano, devono diventare degli “hub intermodali”: ovvero snodi di connessione tra ferrovia e altri tipi di mobilità sostenibile (trasporto pubblico locale, biciclette, mezzi elettrici). Ovviamente beneficiario di questi soldi – a Teramo è previsto un investimento di circa dieci milioni – non è il Comune ma Rfi, tuttavia sarà necessario e inevitabile che i due soggetti collaborino. La direzione stazioni di Rfi è stata molto chiara con D’Alberto e i suoi, dicendo loro in sintesi: «Qui non dovete fare uno sviluppo immobiliare, com’era previsto nel precedente progetto che ha partecipato al Bando per le periferie, ma bisogna rispettare una tipologia d'interventi coerente con il Pnrr». Rfi, insomma, può realizzare l’ormai famoso arretramento dei binari – se ne parla da inizio secolo – perché questo libera delle aree per servizi di scambio (fermate del trasporto pubblico, velostazione, pista ciclabile).
Nella realizzazione degli hub intermodali molto dipende dalla progettualità che riescono a sviluppare i Comuni, destinatari di altri fondi per la mobilità sostenibile. Nel caso di Teramo, Rfi può fare un progetto integrato con il Comune: l’ente locale dovrà concentrarsi sulle modifiche alla viabilità intorno alla stazione. A quanto pare si punta su un sottopasso all’altezza del centro Globo e non più su una nuova strada a raso tra viale Crispi e via Aeroporto, che sarebbe impossibile realizzare perché nello spazio subito a est dell’attuale edificio della stazione – che sarà dismesso da Rfi e riconvertito a uso pubblico – andrà realizzato l'ingresso della nuova stazione. Intorno all’edificio storico e a monte di esso nascerà una grande piazza attrezzata. I binari saranno arretrati di un centinaio di metri verso est e dovranno essere rilivellati: dell’investimento complessivo da 10 milioni, solo l'arretramento costerà 6-7 milioni.
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