Fondi Ue per la fecondazione assistita

19 Novembre 2015

Premiato il programma di ricerca avviato dalla facoltà di veterinaria

TERAMO. La ricerca sulla fecondazione assistita premia l’ateneo teramano. Il progetto, avviato in collaborazione con le università di Murcia, Gent, Bonn e Berlino, che si articola in tre aree di studio del comportamento di ovociti e cellule staminali è stato selezionato tra 1.568 proposte relative a un bando europeo che rientra nel piano Horizon 2020. Non si tratta solo di un riconoscimento astratto perché la ricerca sottoposta alla valutazione dell’Ue ha fruttato un finanziamento di 3,5 milioni di euro, di cui 800mila sono stati assegnati all’università di Teramo.

Il progetto è coordinato dall’ex rettore Mario Mattioli, docente della facoltà di veterinaria, che ha dato impulso ai tre ambiti di studio. «La ricerca si basa sul modello animale», spiega, «perché l'uso di gameti femminili non è possibile per motivi sia etici che clinici». Dall’analisi delle cellule di mucche e pecore si traggono elementi utili a capire meglio la fecondazione e la procreazione umana. «Studiamo i momenti in cui lo spermatozoo entra nella cellula uovo che si attiva e forma l’embrione», spiega il docente, «spesso piccole situazioni ambientali e di salute possono alterare questo processo».

Mattioli, in particolare, segue la parte del progetto che analizza la crioconservazione del tessuto ovarico e degli ovociti. «Questo aspetto è particolarmente importante», sottolinea, «soprattutto per il mantenimento della fertilità di donne che ad esempio devono sottoporsi a chemioterapia». Le altre due aree della ricerca, coordinate da Barbara Barboni e Nicolà Bernabò, interessano le cellule staminali amniotiche, in riferimento alla medicina rigenerativa delle lesioni osee e tendinee, e l’esame della membrana di rimodellamento degli spermatozoi che permetterà di approfondire la conoscenza dell’infertilità maschile. Per il rettore Luciano D’Amico, il riconoscimento europeo ha un valore particolarmente significativo: «È il segno concreto dell’alta qualità della ricerca che colloca la nostra università in un contesto di livello internazionale». La conferma arriva anche dai dati diffusi dal ministero dell’Università sulle premialità assegnate nel 2015 agli 81 atenei pubblici italiani per la formazione post laurea. «Teramo è al decimo posto della classifica», evidenzia D’Amico, «e subisce una contrazione del 3,9% rispetto alla media nazionale attestata al 15%». Per il rettore dunque i 644mila euro stanziati dal ministero, che fanno registrare un decremento più contenuto nel confronto con la maggior parte degli altri atenei, dimostra «la bontà delle scelte» per i dottorati di ricerca attivati a Teramo. Incoraggianti sono anche i risultati per la mobilità degli studenti. In tre anni i finanziamenti per l'università teramana sono passati da 54mila a 188mila euro.

Gennaro Della Monica

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