Forza Italia: «Il modello civico di Teramo ha tradito gli elettori e non dà risultati»

All'indomani del comunicato della lista “Bella Teramo”, con il quale si invita il territorio provinciale ad estendere il modello civico del capoluogo a tutte quelle realtà dove si andrà alle urne,...
All'indomani del comunicato della lista “Bella Teramo”, con il quale si invita il territorio provinciale ad estendere il modello civico del capoluogo a tutte quelle realtà dove si andrà alle urne, arriva la critica pungente di Forza Italia firmata dal consigliere comunale Mario Cozzi (nella foto). Una replica che capovolge la prospettiva storica, definita dal coordinamento della civica “esperienza vincente”, riavvolgendo il nastro di quello che è il percorso della lista che esprime il vice sindaco Giovanni Cavallari: «Al lettore distratto magari non sovviene ciò che accadde alle comunali di Teramo del 2018, laddove “Bella Teramo” raccolse circa il 10% dei consensi in contrapposizione alla coalizione di Gianguido D’Alberto, rispetto alla quale “Bella Teramo” è rimasta all’opposizione per oltre un anno e mezzo, salvo poi entrare in maggioranza nel 2020», scrive Cozzi sottolineando non solo l'assenza dei "risultati esaltanti" sbandierati dalla civica, ma di risultati in generale. Mentre a Giulianova, rileva il forzista, si inaugurano opere pubbliche dopo due anni di amministrazione, a Teramo «il sindaco in tre anni non ha avuto niente da inaugurare, così come nulla da inaugurare avrà nei prossimi due anni residui, visto che nessun cantiere è stato aperto», scrive Cozzi che parla poi di «record mondiale di inefficienza» e di problematiche mai risolte su questioni calde come TeAm, Tercoop e ricostruzione. Il consigliere rimprovera «all'amico Cavallari» di essere entrato nella coalizione dopo aver perso le elezioni «e oggi ne magnifica i presunti risultati, chiedendo di replicarli negli altri Comuni della provincia, senza però chiarire come si concili tale trasformismo con la legge maggioritaria che governa le elezioni dei sindaci, legge che prevede che le coalizioni si formino prima del primo turno, oppure prima del ballottaggio, non già due anni dopo, tradendo gli elettori». (v.m.)

