Forza Italia resta fuori dal documento anti-crisi

19 Aprile 2016

Il gruppo di Dodo Di Sabatino e l’Ncd pungono il sindaco, Gatti e Di Stefano mentre si parla di un rientro della civica di Di Dalmazio con Puglia assessore

TERAMO. Non promette bene, ai fini di una ricomposizione della maggioranza, il documento programmatico redatto dalla lista Teramo Soprattutto di Alfonso Di Sabatino e dai "tancrediani" di Nuovo Centrodestra. Per capirlo è sufficiente vedere le firme in calce: il documento doveva essere firmato anche dai consiglieri di Forza Italia Italo Ferrante e Giuseppe Grande, oltre che da Fratelli d'Italia-An, ma alla fine i promotori sono rimasti gli unici firmatari. E così la spaccatura con i gruppi riconducibili a Paolo Gatti, ovvero Forza Italia e Futuro In, appare sempre più marcata.

Duri i richiami che i consiglieri guidati da Di Sabatino e da Paolo Tancredi hanno fatto al sindaco, ma anche alle deleghe dell'assessore Di Stefano: dall'assenza di una vocazione per Teramo, alla gestione del patrimonio comunale («assegnato in base alle esigenze di chicchessia») fino al rapporto con le partecipate. Tanto da chiedere che il sindaco si spogli della delega ai rapporti con la Team. «Alla semplificata logica dei numeri come unico strumento di autoregolamentazione delle forze politiche in campo», si legge polemicamente contro il gruppo di Gatti, «il nostro documento intende dimostrare che la politica si fa con il pensiero prim'ancora che con le azioni, è per questo che vogliamo riproporre al centro del dibattito le scelte sul futuro della nostra comunità. La città deve ricostruire la propria identità attraverso la rigenerazione dei rapporti istituzionali, con l'Università, con l'Izs, con la Asl, con la Camera di commercio e con tutte le eccellenze presenti a vario titolo sul territorio, al fine di trarne vantaggio in termini di attività propulsiva, anche mediante l'istituzione di un tavolo permanente».

Nell'excursus sui programmi, tra il richiamo a riscoprire “il bello” e la “vocazione turistica” della città, spiccano forti le critiche. «Un elemento sul quale intendiamo fornire una lettura dell'esistente è rappresentato dalla gestione del patrimonio», si legge ed è chiaro il riferimento all’assessore Rudy Di Stefano, «che non può essere intesa come mera assegnazione di immobili comunali in funzione delle pur legittime richieste di chicchessia, ma che debba costituire un elemento di forza ed economicamente apprezzabile delle risorse del Comune, o, in alternativa, di un utilizzo che contemperi le reali esigenze sociali». Poi l'affondo sulle partecipate: «Riteniamo che il controllo analogo debba essere espletato nelle modalità più asettiche possibili, al fine di preservare il valore della partecipazione. A tal proposito sarebbe auspicabile che il sindaco si spogliasse della delega individuando una figura terza nell'ambito del proprio esecutivo». Amletico il passaggio del documento sulla necessità di restituire forza all'Urbanistica: significa che l'assessore Mario Cozzi sia ritenuto "sacrificabile", o al contrario che debba essere maggiormente gratificato dall'amministrazione?

Ieri Paolo Tancredi è tornato sulle dichiarazioni di Mauro Di Dalmazio e sulla situazione politica, dicendo: «Non credo che il problema sia la composizione della giunta. Solo un'operazione di maquillage non basta». Intanto prende concretezza la possibilità di un ritorno in maggioranza dei "dalmati", magari con un assessorato al consigliere Angelo Puglia. In questo caso, entrerebbe in consiglio la prima dei non eletti che è Claudia Di Battista.

Marianna De Troia

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