Fracassa: «Solo a Teramo la ricostruzione è ferma»

L’ex assessore confronta con le Marche i dati delle pratiche arrivate a decreto Il risultato è sconfortante: appena due contro 115 a Macerata e 75 ad Ascoli
TERAMO. «Pratiche lumaca e nessuna trasparenza». È sconfortante il quadro sulla ricostruzione post sisma tracciato dall’ex assessore comunale Franco Fracassa confrontando i dati pubblicati sui siti internet degli Usr, gli uffici speciali che gestiscono le procedure per la riparazione dei danni negli edifici privati di Marche e Abruzzo.
I numeri evidenziati dall’ex amministratore sono impietosi. Le due sedi marchigiane dell’Usr, aperte ad Ascoli e Macerata per la vastità dell’area del cratere, hanno avviato pratiche in numero nettamente superiore a quello abruzzese. Le cifre sono aggiornate all’8 gennaio ed evidenziano, a detta di Fracassa, la netta differenza di velocità nelle procedure della cosiddetta ricostruzione leggera, riferita agli edifici classificati come B e che hanno riportato danni non gravi. «L’Usr di Macerata hai inserito 940 istanze», rivela l’ex assessore, «di cui 115 giunte a decreto con cantieri operativi». Le pratiche elaborate dall’ufficio ascolano, secondo quanto riferisce Fracassa, sono 445 e 75 sono approdate alla fase esecutiva. «Sul sito web dell’Usr abruzzese, invece, si scopre ci sono solo due pratiche arrivate a decreto», fa notare l’ex amministratore, «una a Valle Castellana e l’altra a Civitella del Tronto». La sproporzione numerica, dunque, è evidente.
Fracassa, però, indica un’altra sostanziale differenza. Nella piattaforma on line dell’ufficio marchigiano «oltre a tutte le info sul dove e come produrre le domande viene pubblicato l’elenco delle istanze presentate e addirittura lo stato dell’arte della pratica». In pratica ogni utente può seguire passo per passo la procedura che lo riguarda. Non così sul sito dell’ufficio abruzzese. «Non vi è alcun cenno all’elenco delle istanze presentate», osserva Fracassa, «né si può controllare lo stato delle pratiche». Il deficit di trasparenza, insomma, aggrava il divario tra la ricostruzione nelle Marche e quella in Abruzzo e in particolare nel Teramano, che ha riportato i danni maggiori dall’emergenza sismica a cavallo tra 2016 e 2017.
Fracassa richiama le conseguenze negative prodotte dalla lentezza nella gestione delle pratiche. «Le famiglie che hanno abitazioni riparabili con lavori al massimo da 15mila euro sono costrette a restare fuori», sottolinea, «con costi aggiuntivi per l’accoglienza in albergo o i contributi di autonoma sistemazione e perdite economiche per i territori da cui si sono allontanati». Il danno, insomma, è duplice anche perché i ritardi nella ricostruzione leggera rallentano il ripopolamento delle zone colpite dal terremoto. Per questo Fracassa chiede l’intervento del governatore Luciano D’Alfonso ricordando l’impegno che ha preso dopo l’emergenza sismica di restare vicino al territorio teramano. «Ora deve dimostrarlo con i fatti», afferma l’ex assessore, «non si può più parlare e basta».
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