Frode alla Asl da 300mila euro: a processo l’ex primario Di Egidio

3 Ottobre 2023

Dispositivi medici pagati dall’azienda sanitaria (che sarà parte civile) ma per la Procura mai usati: un anno e quattro mesi al tecnico addetto Di Natale, patteggia l’informatore scientifico Di Domizio

TERAMO. Nella sua requisitoria il pm Stefano Giovagnoni non ha esitato a definirlo «uno scandalo sanitario». Sottolineando, in particolare, «la strumentalizzazione di delicati interventi chirurgici». A tre anni dall’apertura dell’inchiesta e a cinque dai fatti, c’è un primo punto fermo nel caso della presunta maxi frode da 300mila euro alla Asl di Teramo per dispositivi medipagati dall’azienda sanitaria ma per la Procura mai usati.
La giudice Claudia Di Valerio (gup di un’udienza preliminare che nel corso degli anni ha fatto i conti con una serie di incompatibilità di altri magistrati) ha rinviato a giudizio l’ex primario ospedaliero di radiologia interventistica Vincenzo Di Egidio (ora in servizio all’ospedale di Pescara), ha condannato a un anno e quattro mesi il tecnico addetto al reparto di radiologia interventistica Tiziana Di Natale (che ha scelto il rito abbreviato), ha accolto il patteggiamento a un anno e quattro mesi per l’informatore scientifico Bruno Di Domizio, ha assolto per non aver commesso il fatto l’informatore scientifico Carlo Pantalone. Per tutti le accuse sono di truffa aggravata e falso. Nell’inchiesta era coinvolta un’altra informatrice scientifica nel frattempo deceduta e per cui il pm ha chiesto e ottenuto l’assoluzione per non aver commesso il fatto. La giudice, nell’accogliere in toto le richieste della Procura (l’inchiesta è del pm Giovagnoni e del pm Silvia Scamurra) ha stabilito un risarcimento per le parti civili costituite da Asl, Cittadinanza Attiva e Tribunale del malato.
Le accuse della Procura, che per la posizione di Di Egidio restano da dimostrare nel corso del dibattimento che si aprirà a febbraio), si concentrano su cinquanta interventi chirurgici che tra fine 2016 e settembre 2018 sono stati eseguiti nel reparto di radiologia interventistica. Per questi, sostengono i pm, sarebbero stati fatti risultare su documenti ufficiali dei dispositivi medici fittiziamente impiantati ai pazienti. Ovvero, secondo l’autorità giudiziaria, presìdi medici che sarebbero stati acquistati dalla Asl ma mai usati. In particolare cateteri, spirali e stent. Secondo la Procura la Asl teramana all’epoca dei fatti avrebbe comprato dei dispositivi medici (pagati dai 500 ai 12mila euro per ogni singolo pezzo) che sarebbero stati fatti risultare come utilizzati in sede di intervento chirurgico ma che in realtà non sarebbero mai stati usati e dunque mai impiantati nei pazienti. All’epoca a portare il caso in Procura, dopo una segnalazione dell’ufficio antifrode e anticorruzione della stessa azienda sanitaria, fu una denuncia dello scomparso direttore generale Roberto Fagnano e dell’attuale direttore generale Maurizio Di Giosia all’epoca direttore amministrativo dell’ente. Il collegio difensivo degli imputati è composto dagli avvocati Raffaele Di Tillo, Antonio Di Bitonto, Guglielmo Marconi, Gianfranco Iadecola, Federico Quartecchia. Le parti civili sono rappresentate dagli avvocati Laura Clementi e Domenico Giordano.
Così l’avvocato Iadecola per il suo assistito Di Egidio: «Si è ritenuto essenziale un approfondimento in sede dibattimentale che per noi, alla luce di quanto sostenuto in udienza, non era necessario».
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