Fu quasi uccisa dal “cannibale” ma non potrà essere risarcita

Pineto, la corte d’appello accoglie il ricorso del difensore di Michelucci e annulla la provvisionale di 60mila euro, stabilita dal tribunale, che il giovane doveva versare alla donna aggredita
PINETO. Non era stato condannato perché incapace di intendere e volere e, per lo stesso motivo, non dovrà nemmeno risarcire la vittima, la donna che tentò di uccidere a coltellate perché – così confesso dopo l’arresto – voleva mangiarle i piedi. Una vicenda macabra, per la quale Luca Michelucci, pinetese di 25 anni, si è guadagnato l’epiteto di “cannibale”, ma per la legge non è imputabile.
Questo lo aveva stabilito il tribunale di Teramo nella sentenza pronunciata ad aprile dell’anno scorso: accogliendo la richiesta dello stesso pubblico ministero, i giudici avevano stabilito la non imputabilità del giovane pinetese, disponendo la misura della libertà vigilata per tre anni, da trascorrere in una comunità di cura protetta. Allo stesso tempo il tribunale aveva disposto una provvisionale di 60mila euro a favore della parte civile, la donna aggredita a coltellate, ma su questo aspetto della sentenza si è incentrato il ricorso in appello presentato dal difensore di Michelucci, l’avvocato Antonino Orsatti. Secondo il legale, se l’imputato non può rispondere penalmente del tentato omicidio, allora non può risponderne neanche civilmente. Una tesi accolta dalla corte di appello – presieduta da Aldo Manfredi, a latere Armanda Servino e Luigi Cirillo – che ha revocato gli effetti civili della sentenza di primo grado: quindi Michelucci non dovrà risarcire la vittima, la donna che aveva quasi ucciso per mettere in atto il suo macabro proponimento. L’aggressione avvenne nel novembre del 2001. Il giovane era nella pineta in attesa di una vittima da aggredire perché, come disse dopo l’arresto, una voce gli aveva ordinato di uccidere una donna. Il caso volle che in quel momento passasse un’impiegata del Comune, una donna di 40 anni che stava facendo una corsa nella pineta: Michelucci la bloccò e la colpì con varie coltellate, alcune delle quali sfiorarono il cuore e un polmone della malcapitata. L’aggressione non diventò mortale perché la dona venne salvata dall’arrivo di un passante: il giovane si allontanò, forse perché disturbato dalla presenza estranea, e dopo una notte di ricerche venne trovato nei pressi della caserma dei carabinieri di Silvi.
Ai militari che lo interrogarono rese la sua agghiacciante confessione: voleva uccidere quella donna per obbedire alla voce e mangiarle i piedi. Fu subito evidente che si era di fronte a una personalità fortemente disturbata, come confermarono le perizie utilizzate durante il processo. Secondo una di queste, Michelucci poteva essere considerato non socialmente pericoloso ma solo se avesse continuato, per un periodo adeguato, il trattamento psichiatrico al quale era stato sottoposto dal momento dell’arresto.
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