Fuga dalla città, il centrodestra: «Colpa della giunta D’Alberto»

Per il coordinamento dei gruppi consiliari lo spopolamento non è una conseguenza del terremoto: «I servizi offerti sono scadenti e le tasse sempre più alte, così il capoluogo perde il suo ruolo»
TERAMO. I dati Istat sulla crisi demografica in città con un calo di residenti che dal 2008 ha visto il trasferimento di 1.864 abitanti, solleva le reazioni del centrodestra che attacca il sindaco Gianguido D’Alberto. «D’Alberto si assuma le sue responsabilità», si legge in una nota del coordinamento dei gruppi consiliari di centrodestra al Comune, «i dati pesantemente negativi che disegnano una vera e propria fuga da Teramo e sui quali già nelle settimane scorse eravamo intervenuti, meritano un’analisi meno superficiale e strumentale di quella fornita dal sindaco D’Alberto».
Secondo il coordinamento «l’amministrazione avrebbe dovuto valutarli e rifletterli già lo scorso anno, posto che il trend di forte calo è iniziato nel 2019». Per il coordinamento il terremoto non c’entra: «La ricostruzione secondo la quale la pesante perdita di residenti sarebbe da ricondurre al terremoto del 2016 è tanto banale quanto insussistente: innanzitutto se ciò fosse vero la “migrazione” sarebbe dovuta avvenire nel 2017 e nel 2018 e non diversi anni dopo gli eventi sismici; va poi aggiunto che spostando residenza le persone avrebbero perso il Cas, ossia il contributo di autonoma sistemazione, per cui è lecito pensare che siano stati davvero in pochi i terremotati ad aver cambiato residenza. La solita stanca canzone che ciò dipenderebbe dal passato non regge più, quando ci si avvia al quarto anno di sindacatura D’Alberto».
Secondo l’opposizione «l’amara verità è che nei lunghi 42 mesi di D’Alberto la città è cambiata, in peggio, accelerando un processo di perdita di appeal che era già in corso, e a noi non manca l’onestà intellettuale di riconoscerlo. Ricostruzione pubblica ferma, servizi sempre più scadenti, lentezza burocratica ed amministrativa (quanti mesi occorrono per una carta di identità?) mancanza di una adeguata correlazione tra tasse e servizi (in tanti comuni della costa addizionale Irpef e spazzatura costano meno) sono solo alcune delle ragioni che stanno togliendo a Teramo il suo ruolo».
E sul tema della programmazione, più volte invocata dal sindaco, il coordinamento scrive: «D’Alberto, cita ossessivamente la programmazione a cui si starebbe dedicando, ma è tardi: la programmazione andava fatta nel suo primo anno di amministrazione, lavorando sui tanti contenitori urbanistici vuoti, sul potenziamento di servizi, sulla qualità degli stessi (pensiamo invece alla privatizzazione dei nidi), sul rafforzamento e sull’innovazione della struttura comunale, e non sui cigni della villa. Il disco rotto della programmazione si scontra infatti con la dura realtà: la vicina Ascoli ha ottenuto 75 milioni sull’edilizia sociale e sostenibile, mentre Teramo, che pure aveva chiesto 15 milioni, ha avuto un progetto per via Longo ritenuto idoneo ma non finanziato. La differenza è sempre nei risultati».(red.te.)
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