Fuga dalla città, residenti in calo: dal 2008 trasferiti 1.864 abitanti

Da 55.015 di 13 anni fa la popolazione sul territorio comunale è scesa a 53.151 di fine luglio scorso Il sindaco: «Effetto dei terremoti e della ricostruzione lenta, ma è mancata anche programmazione»
TERAMO. I numeri parlano chiaro: la città perde residenti. Il calo, dopo il picco raggiunto nel 2008 con poco più di 55mila abitanti, è lento ma costante. A fine luglio 2021 sul territorio comunale sono stati censiti dall’Istat 53.151 cittadini che sulla carta d’identità hanno indicato Teramo come residenza. È la conferma di una tendenza negativa che procede in questa direzione dal 2009 in poi, con una marcata accelerazione negli ultimi quattro anni e mezzo che ha portato i residenti registrati a dicembre 2020 a 53.481. Unica eccezione il 2018 che si è chiuso con un incremento di 105 abitanti (in tutto 54.443) rispetto ai dodici mesi precedenti.
L’EFFETTO SISMA
Per il sindaco Gianguido D’Alberto l’interpretazione dei dati è chiara. «Il decremento coincide con i periodi successivi ai terremoti», osserva, «il nostro territorio, pur non essendone mai stato epicentro, è stato di fatto colpito da tutti gli eventi sismici degli ultimi anni». È questo «l’elemento spartiacque» dei dati che fotografano l’andamento demografico in città. «Abbiamo scontato la lentezza della ricostruzione più volte denunciata in passato», evidenzia il primo cittadino, «e l’incertezza sui tempi di rientro nelle case lesionate ha intaccato la capacità di resilienza». Il calo, però, a detta del sindaco non si spiega solo così. «Sarebbe un errore limitarlo agli effetti del sisma che pure sono l’aspetto centrale del problema», fa notare D’Alberto che indica una serie di «concause» all’origine del trend negativo rilevato dal 2008 in poi. «Non è stata realizzata una reale prospettiva di sviluppo economico e sociale della città», evidenzia il primo cittadino, secondo cui questa carenza ha investito trasversalmente le passate amministrazioni. «Teramo deve recuperare centralità a livello regionale e nazionale», spiega D’Alberto, «su questo stiamo lavorando anche per rilanciare l’attrattività del territorio». Il sindaco cita i 50 milioni di investimenti da parte del Comune a cui si aggiungono la ricostruzione ormai decollata, progetti di altre istituzioni, come il recupero dell’ex manicomio e la «valorizzazione di eccellenze», tra cui l’università e l’istituto zooprofilattico. «La tendenza non si inverte da un momento all’altro», conclude il primo cittadino, «ma dobbiamo rappresentare quello che sarà la città tra cinque anni, recuperando autorevolezza a tutti i livelli».
L’ANALISI STATIstica
La lettura dei dati offre un’interpretazione ulteriore dal punto di vista tecnico. Per Andrea Ciccarelli, docente di statistica economica all’università di Teramo, l’andamento demografico è determinato da due fattori che valgono per tutti i territori: il “saldo naturale”, in sostanza il bilancio tra nascite e decessi, e il “saldo migratorio”, inteso come spostamenti in entrata e in uscita da una zona riferiti non solo agli stranieri: «In questo caso sono considerati tutti quelli che si muovono per lavoro o per esigenze sociali anche da un comune all’altro», spiega il docente. Su entrambi gli indicatori, dunque, Teramo ha fatto segnare marcate variazioni tra il primo e il secondo decennio del secolo in corso. «Tra il 2002 e il 2010 il saldo naturale è stato negativo per 79 persone come media annua», osserva Ciccarelli, «mentre quello migratorio è stato positivo per 468». Nei primi dieci anni, insomma, gli spostamenti in entrata, superiori a quelli in uscita, hanno accresciuto il numero dei residenti. «Dal 2011 al 2020 il valore negativo del saldo naturale è aumentato fino alla media annua di 210», osserva Ciccarelli, «mentre il margine positivo del saldo migratorio si è ridotto ad appena 108». L’attrattività del territorio è dunque un fattore che ha inciso sulla popolazione residente.
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