“Furbetti” del sisma Chiesto il processo per altri 10 teramani

Sono indagati per indebita percezione di erogazioni statali Avrebbero preso l’autonoma sistemazione senza requisiti
TERAMO. I “furbetti” del terremoto continuano a scandire le cronache giudiziarie del post sisma. Perché resta la sistematica ed illecita elusione delle regole a legare le tante inchieste della magistratura.
A chiusura di una prima voluminosa tranche di fascicoli, la Procura teramana (pm Davide Rosati) ha chiesto il rinvio a giudizio di dieci persone accusate di aver percepito il contributo dell’autonoma sistemazione dopo aver presentato false attestazioni. Tutti sono accusati di indebita percezione di erogazioni a danni dello Stato. Ovvero, secondo l’accusa, lo avrebbero ottenuto senza averne i requisiti. Alcuni, in particolare, avrebbero fatto risultare di avere la residenza nella casa lesionata quando invece vivevano altrove. Ora l’ultima parola spetta al gup. I casi riguardano Teramo e Bisenti e in questi ultimi casi, all’epoca dei fatti, la Procura aveva chiesto ed ottenuto un sequestro preventivo di 180mila euro. Un provvedimento, tra i primi di questo genere, che trae origine, tra l’altro, da un pronunciamento del tribunale del Riesame che ha accolto il ricorso della Procura (pm sempre Rosati) per un precedente caso con un risvolto giuridicamente sostanziale. In quell’occasione il gip aveva respinto la richiesta di sequestro per equivalente delle somme che secondo l’accusa sarebbero state indebitamente percepite da indagati senza avere i requisiti per il Cas. La Procura aveva fatto ricorso e i magistrati del tribunale del Riesame l’hanno accolto: le somme devono essere sequestrate.
Il contributo di autonoma sistemazione, il Cas, è una misura destinata alle famiglie e al singolo cittadino la cui abitazione si trova in area in cui è vietato l’accesso (zona rossa), oppure è stata distrutta in tutto o in parte, o è stata sgomberata in seguito alle scosse. Il contributo può raggiungere un massimo di 900 euro mensili. Il post sisma continua ad essere attentamente monitorato negli uffici giudiziari con accertamenti continui perché L’Aquila ha insegnato. E la chiave di volta investigativa è un metodo ormai collaudato proprio dal sisma del capoluogo regionale: l’incrocio dei dati che consente di capire se il contributo di autonoma sistemazione debba essere percepito.
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