Furbetti del sisma, in 7 a processo Sotto accusa due intere famiglie

10 Dicembre 2021

Sono imputati per aver indebitamente percepito i contributi previsti dall’autonoma sistemazione Secondo la Procura avrebbero fatto figurare di avere la residenza nelle abitazioni danneggiate

TERAMO. Ci sarà un altro processo a raccontare le cronache giudiziarie del post sisma. Perché resta la sistematica ed illecita elusione delle regole a legare le tante inchieste aperte sul terremoto.
Come questo caso in cui i componenti di due nuclei familiari imparentati tra loro (sette persone tra padre, madre, figli, nuore e generi) sono finita a giudizio per indebita percezione del contributo di autonoma sistemazione. Ovvero l’articolo 316 ter che ormai, in questi casi, da tempo ha sostituito il reato di truffa. Questo dopo che nei mesi scorsi la Procura teramana ha chiesto ed ottenuto il sequestro di circa 20mila euro, ovvero la somma che secondo l’autorità giudiziaria i quattro avrebbero percepito senza averne i requisiti. Degli otto sette sono stati rinviati a giudizio dal gup Roberto Veneziano. Per uno dei componenti della famiglia il giudice h disposto il non luogo a procedere ed è ipotizzabile che la Procura impugni.
Secondo la ricostruzione fatta dal pm Davide Rosati, titolare del fascicolo, si tratta dei componenti di due nuclei familiari che avrebbero fatto risultare di avere la residenza nel posto in cui ci sono le abitazioni danneggiate quando invece sarebbe stato accertato che vivevano altrove. Anche in questo caso, così come già successo in precedenti fascicoli, ci sono stati dei sequestri preventivi di somme che complessivamente sfiorano ventimila euro. Il Cas è una misura destinata alle famiglie e al singolo cittadino la cui abitazione si trova in area in cui è vietato l’accesso (zona rossa), oppure è stata distrutta in tutto o in parte, o è stata sgomberata in seguito alle scosse. Il contributo può raggiungere un massimo di 900 euro mensili.
A Teramo, ormai da tempo, svariati sono stati i procedimenti giudiziari aperti dalla Procura sul terremoto, a cominciare proprio da quelle che hanno fatto emergere casi di truffe o di indebita percezione. Le inchieste, conseguenza di esposti e accertamenti delle varie polizie municipali, sono coordinate da un pool di magistrati. La chiave di volta investigativa per scovare i “ furbetti” è un metodo ormai collaudato dal sisma dell’Aquila: l’incrocio dei dati che consente di capire se il contributo di autonoma sistemazione debba essere percepito. Fino a questo momento sono stati più di cinquanta i fascicoli già aperti dai pm del pool di cui alcuni definiti sia con processi in corso, sia con istanze di patteggiamenti.(d.p.)
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