«Gasdotto deformato da anni ma nessuno è intervenuto»

Pineto, dopo l’esplosione avvenuta a marzo 2015 i consulenti tecnici dei cittadini accusano: «Una situazione sottovalutata che ha provocato lo scoppio». Inchiesta vicina alla conclusione
PINETO. «Nel giugno del 2008 venne condotta una indagine per accertare eventuali spostamenti dell’asse della condotta. Da tale indagine risulta che la condotta, esattamente nel punto in cui c’è stata l’esplosione sette anni dopo, aveva subito una rilevante deformazione, misurata in termini di sollevamento pari a 25 centimetri e in termini di spostamento orizzontale misurata in circa 6 centimetri». E’ in questo passaggio che i consulenti tecnici del comitato dei cittadini mettono un punto fermo nella complessa vicenda dell’esplosione del gasdotto Snam di Pineto. A 17 mesi da quei drammatici fatti e con un’inchiesta penale ormai vicina alla conclusione, resta l’amarezza e la rabbia dei cittadini di Colle Cretone che sono ancora in attesa di indennizzi. L’inchiesta penale, intanto, va avanti. Il pm Silvia Scamurra, che nel fascicolo aperto per crollo e incendio colposi ha iscritto 26 nomi tra dirigenti e responsabili di Snam Rete Gas, Snam Spa e Enel Distribuzioni, ha affidato agli ingegneri Danilo Ranalli e Gianfranco Totani, dell’università dell’Aquila, il compito di eseguire accertamenti tecnici irripetibili nella vasta area di Pineto che resta ancora sotto sequestro. Ma i consulenti del comitato dei cittadini di Colle Cretone, gli ingegneri Stefano Di Febo e Santino Ferretti, nella loro relazione consegnata al pm hanno evidenziato , sempre dal punto di vista tecnico, alcuni aspetti che,non sarebbero stati presi nella giusta considerazione. «E’ bene sottolineare che quando un materiale si deforma in maniera irreversibile, come nel caso della grinza accertata», scrivono, «è il segnale evidente ed inequivocabile che sta evolvendo verso la condizione del collasso. Considerando che stiamo trattando di un metanodotto che veicola gas a 54 bar, dunque fonte di gravi rischi e pericoli, in ragione delle presenza di diverse abitazioni del circondario, l’aver trascurato tale situazione non può che rimarcare la grave irresponsabilità da parte della Snam». E aggiungono: ««La deformazione del tubo, già accertata nel 2008 e verosimilmente prodottasi almeno due anni prima, in occasione del movimento franoso del 2006, è stata clamorosamente sottovalutata, perchè non si è tenuto conto che la deformazione plastica (irreversibile, cioè non recuperabile scaricando il tubo)) aveva generato le condizioni di rottura incipiente; forse è bastato 1 centimetro di spostamento del terreno per produrre la rottura del tubo e far esplodere il metano da esso veicolato». Così commenta l’avvocato Benigno D’Orazio che assiste il comitato: «I lavori fatti di recente e autorizzati danno l’idea di una stabilizzazione e di una messa in efficienza dell’area. La domanda allora è questa: se lavori di questo tipo fossero stati fatti prima avrebbero potuto evitare la violenta esplosione?»(d.p.)
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