Gatti: cambiare? Sì, se c’è una ragione

Il leader di Futuro In apre alla discontinuità ma chiede le motivazioni, Di Sabatino Martina non abbassa la guardia
TERAMO. «Si può discutere di tutto, purché ci sia una qualche motivazione». Paolo Gatti apre le porte alla revisione della giunta per risolvere la crisi in Comune, ma a condizione che le scelte siano motivate e oculate. Il leader carismatico di "Futuro in", che conta il maggior numero di consiglieri e di assessori, misura così quella "discontinuità politica e amministrativa" sulla cui necessità gli alleati di centrodestra lunedì sera sono stati concordi per rilanciare l'amministrazione.
L'indicazione più incoraggiante che il vicepresidente del consiglio regionale ha tratto dall'incontro convocato dal sindaco Maurizio Brucchi riguarda il clima del confronto. «E' stata la riunione migliore degli ultimi due anni e mezzo», sottolinea, «caratterizzata da un approccio di serenità, ragionevolezza e responsabilità». Uno scenario quasi idilliaco favorito però dal fatto che la discussione si è concentrata su «aspetti di carattere generale» sfiorando appena i temi sensibili relativi alla ricomposizione della giunta che, nell'eventualità in cui la crisi fosse definitivamente superata, affiancherà Brucchi da fine maggio in poi. La discontinuità presuppone necessariamente cambiamenti che "Teramo soprattutto", il gruppo civico fondato da Alfonso Di Sabatino Martina, sostanzia nella riduzione da nove a sei degli assessorati e nella rotazione delle deleghe. Su queste sollecitazioni, dunque, Gatti invoca motivi a supporto. «Non ho numeri preferiti, non mi sono più simpatici i pari o i dispari», tiene a evidenziare, «ma bisogna spiegare che senso ha un numero e perché è meglio di un altro». La stessa esigenza motivazionale affiora rispetto alla rotazione di nomi e deleghe. «Qualche volto nuovo e la ridistribuzione delle deleghe possono ridare slancio e respiro all'amministrazione», spiega Gatti, «ma questo si vedrà quando entreremo nel merito e sarà il sindaco a dire il numero che più gli aggrada: se ci saranno motivazioni, non avremo pregiudizi».
L'ispiratore di "Futuro in" traccia una linea di confine. «Ognuno avanzerà le sue proposte, se ne discute ma avere il 100% non esiste», precisa, «anche il mio gruppo avrebbe voluto deleghe che non ha ottenuto: quando si sta insieme funziona così». Il sei, insomma, non sarà il numero magico che mette d'accordo tutti, sebbene Gatti evidenzi che l'urgenza di una condivisione allargata al metodo e al merito delle scelte programmatiche riportate nei documenti sottoposti al sindaco da quasi tutti gli alleati.
Ne è pienamente consapevole anche Di Sabatino Martina che, pur cogliendo le indicazioni positive emerse lunedì, non abbassa la guardia. «C'è volontà unanime di cambiamento, di discontinuità», avverte, «ma adesso bisogna capire come si concretizza». La revisione della giunta, al di là del dato numerico, secondo lui non può prescindere da una valutazione sui risultati e sulla competenza degli assessori. Lo sguardo di "Teramo soprattutto" si allarga anche alle prospettive future, al dopo Brucchi, ma all'ex vicesindaco non sfugge la delicatezza del momento: «Le cose vanno metabolizzate e affrontate per gradi, non è il caso di fare fughe in avanti».
Il prossimo passaggio è già fissato per lunedì 9, quando il sindaco e i rappresentanti delle cinque forze che lo sostengono in consiglio inizieranno ad esaminare gli aspetti operativi di un eventuale patto per la seconda metà della consiliatura. Superato questo livello, Brucchi si rivolgerà anche ai fuoriusciti, con priorità a Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale rispetto ad "Al centro per Teramo" soprattutto per l'atteggiamento tenuto nell'ultimo consiglio.
Gennaro Della Monica
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