Gatti, candidatura non più certa: vuole l’appoggio anche della Lega

L’ex assessore regionale ha bloccato l’annuncio ufficiale pur avendo avuto l’ok da 11 sigle su 12 Intanto i vertici del Pd chiedono un chiarimento a D’Alberto sul mancato appoggio a Di Padova
TERAMO. Sembrava tutto fatto, invece tutto torna in discussione. O meglio: se fino a un paio di settimane fa un ripensamento su Paolo Gatti candidato a sindaco per il centrodestra sembrava impossibile, ora lo si deve dare, più prudentemente, per improbabile. Perché lo stallo attuale, in realtà, nasce dallo stesso Gatti. Nessuno, tra tutti i partiti e le forze civiche che si sono seduti nei mesi scorsi al tavolo del centrodestra cittadino, ha detto no alla sua candidatura. Anzi, 11 di queste 12 sigle hanno già detto sì – mettendolo nero su bianco su un documento che sembrava dovesse essere reso noto prima delle elezioni politiche, e che invece è rimasto in un cassetto su esplicita richiesta dello stesso designato. Neanche la dodicesima sigla, ovvero la Lega, ha mai detto no a Gatti. Ma continua a rimandare la propria risposta definitiva, evidentemente perché vertici locali e forse anche regionali sono divisi sul da farsi.
È possibile che tutto salti perché una sigla su 12, accreditata in città di circa il 6% a giudicare dalle ultime comunali e dalle politiche di qualche giorno fa, prima o poi decida di dire no e scelga di andare da sola con un proprio candidato (si continua a parlare dell’assessore regionale Pietro Quaresimale)? Sembra impossibile. Invece a quanto pare non lo è: perché Gatti ha tirato il freno a mano e si è messo in posizione di attesa, facendo sapere agli alleati che è meglio non partire con la coalizione monca di un pezzo. Gatti non parla, ma conoscendolo si può scommettere che il suo ragionamento si basi su calcoli e previsioni ponderate. Un sondaggio commissionato dal tavolo del centrodestra, realizzato con 800 interviste a teramani e appena concluso, lo vede in vantaggio su D’Alberto, ma non con il margine ampio di un precedente sondaggio svolto a marzo. Inoltre il voto politico in città ha detto che il distacco tra centrodestra (11mila voti) e centrosinistra (7mila voti) non è così grande se al centrodestra si tolgono i 1.600 voti della Lega. Peraltro il Movimento 5 Stelle a Teramo è ancora forte (5mila voti) e una parte degli elettori grillini probabilmente voterà a sinistra al Comune. C’è poi l’incognita terzo polo (2mila voti in città alle politiche). Lo scenario già da ora è quello di un ballottaggio quasi certo e Gatti evidentemente non ritiene le condizioni attuali sufficienti per ufficializzare la candidatura.
È chiaro che lo stallo del centrodestra aiuta D’Alberto e che, se passerà altro tempo senza il sì (o il no) della Lega, Gatti potrebbe decidere di rinunciare. Anche il sindaco in carica, tuttavia, deve fare i conti con qualche mal di pancia politico. Un’intervista rilasciata a un giornale online dal segretario provinciale del Pd Piergiorgio Possenti svela che i vertici Dem imputano al sindaco di non aver fatto campagna per Stefania Di Padova alle politiche. Possenti ha parlato di «questioni che andranno approfondite» e che «presuppongono una riflessione su tutto quello che sarà il futuro». Un altolà in piena regola: al quale, per ora, D’Alberto non intende replicare.
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