Gatti incontra Marsilio sul nuovo ospedale: «Deve restare in città»

Il possibile candidato sindaco del centrodestra difende il sito attuale «Teramo non può permettersi l’ennesimo cadavere urbanistico»
TERAMO. Dove fare il nuovo ospedale di Teramo? Per il sindaco Gianguido d’Alberto non è importante il dove, ma il come: lo ha detto e ripetuto fino alla nausea. Per il suo possibile antagonista Paolo Gatti, invece, la questione del sito è dirimente. Al punto da spingerlo, sebbene la sua candidatura a sindaco per il centrodestra non sia ancora ufficiale e lui stesso chiarisca di non aver sciolto la riserva, a chiedere un incontro al presidente della Regione Marco Marsilio.
L’incontro si è tenuto lunedì alla presenza del presidente della Provincia Diego Di Bonaventura, che ha accompagnato Gatti all’Aquila. L’ex assessore regionale ha espresso a Marsilio la propria posizione, che si può sintetizzare così: nessuna crociata contro l’ipotesi di realizzarlo a Piano d’Accio, ma il nuovo ospedale deve restare a Villa Mosca per una serie di ragioni. Gatti le spiega così al Centro: «Premesso che c’è una volontà netta dei cittadini in questo senso, la salvaguardia del sito di Villa Mosca è centrale perché nel parlare di nuovo ospedale bisogna avere una visione complessiva della città, una città che negli ultimi decenni ha subìto una massiccia delocalizzazione di strutture pubbliche al punto che si può parlare di una desertificazione del centro cittadino. Nel quadro attuale di Teramo, l’ospedale deve restare dov’è. Villa Mosca non è centro storico, è vero, ma è a poche centinaia di metri e non a chilometri di distanza. Teramo non può permettersi l’ennesimo cadavere urbanistico là dove sorge oggi il Mazzini e questa, per me, è una linea Maginot insuperabile».
Gatti, evidentemente, non crede nel piano annunciato dalla Asl che prevede, al posto dell’ospedale attuale, una Cittadella della salute contenente una serie di servizi sanitari territoriali. «Sono solo dichiarazioni», dice, «già sentite in passato per edifici poi rimasti in abbandono come l’ex ospedale di Porta Romana». Il possibile candidato sindaco sa bene che l’attuale giunta regionale, di concerto con la Asl teramana, punta forte su Piano d’Accio, ma questo non lo scoraggia affatto. «Quello che ho detto a Marsilio», dice, «è che bisogna aprire quel dialogo che non è stato aperto negli ultimi anni. E non è stato aperto perché Regione e Asl non hanno trovato nel sindaco, che avrebbe dovuto esserlo, l’interlocutore delegato alla pianificazione urbanistica della città. Come minimo bisogna parlare, negoziare, su scelte così importanti. Per carità, massimo rispetto per chi pensa che sia meglio fare l’ospedale nuovo a Piano d’Accio, ed è certamente apprezzabile lo sforzo fatto dalla Regione nel mettere a disposizione una buona parte dei fondi necessari, ma questa non è una questione solo sanitaria. Mi hanno fatto rabbrividire le dichiarazioni di D’Alberto quando ha detto che la scelta sulla collocazione del nuovo ospedale spetta ai medici: è un’autentica bestemmia politico-amministrativa, perché la pianificazione urbanistica mi risulta spetti a sindaco e consiglio comunale. Ma temo che, se dovesse restare in carica questa amministrazione, si andrà avanti così. Se io dovessi candidarmi», conclude Paolo Gatti, «la coalizione che mi sostiene aprirebbe un confronto su questa base: bene l’ospedale nuovo, bene i 120 milioni, ma vanno impiegati nella maniera più utile per la città in modo da evitare che continui a impoverirsi».
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