Gattopardo, secondo stop alla riapertura: il Comune non firma

Intanto a Tortoreto la vecchia gestione del Manakara perde anche in appello la causa sulla revoca della licenza
ALBA ADRIATICA. Tempi duri per le discoteche della costa vibratiana. Ad Alba Adriatica si dovrà attendere ancora per la riapertura della storica villa vocata alla febbre del sabato sera, Il Gattopardo, dopo il cambio di gestione che ha visto subentrare la nota impresa edile Polisini: l’evento, già rimandato lo scorso 24 giugno per la mancanza di una firma, era atteso per oggi, ma ieri sera la pagina Facebook del locale ha diramato il seguente comunicato ufficiale: «L’evento previsto per sabato 1° luglio è annullato. In questi mesi ce l’abbiamo messa tutta, volevamo restituirvi la discoteca più bella d’Italia in tempo per l’inizio dell’estate. Purtroppo, nonostante ci siano state approvate tutte le pratiche relative al pubblico spettacolo, il Comune di Alba Adriatica non è riuscito in questi giorni a siglare con la sua firma tali documenti. Avremmo potuto iniziare questa storia con un atto di forza ma nessuno, né questa meravigliosa struttura, né tutta la comunità e tantomeno le famiglie coinvolte in questo progetto, merita una decisione del genere. Desideriamo regalarvi un’inaugurazione che speriamo venga ricordata per tantissimo tempo».
Intanto è arrivato un nuovo importante pronunciamento della giustizia amministrativa sul caso del Manakara di Tortoreto. Anche il Consiglio di Stato dà ragione al Comune tortoretano, che dal Tar aveva ottenuto il riconoscimento della legittimità della revoca della licenza del Manakara per la violazione reiterata dell’orario nello svolgimento dell’attività musicale. Parliamo della precedente gestione della discoteca all’aperto sul mare, afferente alla ditta Lanari Ennio & C., e non all’attuale. Dunque i giudici di secondo grado hanno confermato la sentenza del Tar Abruzzo e quindi la revoca del titolo.
La vicenda iniziò nel 2018 quando i carabinieri di Alba Adriatica e Tortoreto in tre notti di luglio, tutte ricadenti di sabato, oltre le due contestarono violazioni al “Regolamento comunale per le attività rumorose”, nella parte relativa agli orari di chiusura. Ad aprile 2019 il responsabile della polizia locale revocò la licenza al Manakara, decisione poi impugnata al Tar. Le contestazioni che hanno portato alla revoca, pur se relative a tre diverse serate, sono state notificate in maniera contestuale, così da poter applicare la sanzione massima accessoria prevista dal regolamento: la revoca della licenza, appunto. I legali del “vecchio” Manakara per smontare il castello accusatorio hanno rilevato che nulla fosse stato contestato nelle tre serate singolarmente prese. Il Comune poi, per le serate ammesse a deroga oraria, prima prevedeva la semplice richiesta e poi invece l’autorizzazione via Pec, cambiando le regole senza preavviso. Tutte le controdeduzioni del Manakara, però, sono state respinte. «Sulla sentenza del Consiglio di Stato possiamo, per il momento, soltanto affermare come il medesimo consesso amministrativo abbia del tutto inaspettatamente contraddetto se stesso», fa sapere l’avvocato Fabrizio Antenucci, «difatti, il Consiglio di Stato per ben due volte aveva concesso la sospensiva ritenendo valide le ragioni della ricorrente. Per cui la recente sentenza ci ha lasciati alquanto sorpresi e perplessi. Ad ogni modo noi andremo fino in fondo». Cioè, per ora, in Cassazione.
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