Giulia, l’appello della mamma «Solo un processo può fare luce»

26 Agosto 2018

Giallo di Tortoreto, i genitori insistono: non si è suicidata lanciandosi dal viadotto ma è stata uccisa «Delusi dalla nuova richiesta d’archiviazione, se lasciamo tutto al buio la verità non emergerà mai»

TORTORETO. Le parole si muovono tra le ferite. Perchè nei giorni di un altro anniversario senza la sua Giulia, il terzo da quella notte di settembre 2015, mamma Meri insegue ancora la verità. E davanti alla seconda richiesta d’archiviazione fatta dalla Procura delusione e rabbia travolgono tutto. «Se lasciamo il b uio niente sarà mai chiarito», dice, «io credo che pm e giudici debbano lottare insieme a noi genitori per fare chiarezza. Ci vorrebbe una collaborazione con noi familiari che però fino ad oggi non ho visto. Io credo che solo un processo possa dire la verità su quello che è successo. Io e mio marito siamo convinti che nostra figlia non si sia suicidata ma che sia stata uccisa e credo che solo un processo possa fare piena luce sulle ultime ore di vita di Giulia. Ma se tutto si chiude in questo modo noi non conosceremo mai la verità».
Mamma Meri e papà Luciano non si arrendono. L’anno scorso si sono opposti alla prima richiesta d’archiviazione, opposizione all’epoca accolta dal gip che ha disposto nuove indagini. «Queste nuove indagini sono durate un anno», continua Meri, « e sicuramente qualcosa in più o diverso sarà emerso. Come è morta mia figlia e soprattutto dove è morta? Perchè il luogo sicuramente non è quello in cui sono stati trovati i resti. Noi genitori vogliamo la verità e solo con un processo questa verità potrà emergere. In un senso o nell’altro. Ma serve chiarezza e fino a questo momento sul caso di Giulia c’è stato solo buio. E il buio non serve a nessuno». Il legale che segue la famiglia, l’avvocato Antonio Di Gaspare, ha già preannunciato una nuova opposizione davanti al gip.
Sulla morte di Giulia Di Sabatino, 19 anni appena compiuti, precipitata da un viadotto dell’A14 a Tortoreto e dilaniata dalle auto, la Procura teramana (pm Enrica Medori e Davide Rosati) ha indagato per istigazione al suicidio con tre iscritti nel fascicolo: il 25enne finito nelle cronache come l’uomo della Panda rossa, l’ultimo ad aver visto Giulia viva che ebbe un rapporto sessuale con lei quella notte, l’uomo con lo scooter che quella sera le diede un passaggio per un tratto di strada e un trentenne di Giulianova accusato di pedopornografia nell’inchiesta aperta dalla Procura distrettuale. A novembre, per quest’ultimo, inizierà il processo per pedopornografia dopo che sul suo telefono cellulare sono state trovate foto osè di Giulia e di altre ragazze, che sarebbero state divulgate anche attraverso WhatsApp, risalenti ad un periodo in cui erano minorenni. E a questo proposito i genitori di Giulia, già nei mesi scorsi, avevano lanciato un appello affinchè la Procura teramana, nel chiudere la sua inchiesta, valutasse anche il procedimento in corso all’Aquila.
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