Gli ambientalisti alla Regione «Fermate il nuovo esperimento»

I laboratori vogliono installare un acceleratore in un bunker di cemento per il progetto Luna Mv La Mobilitazione per l’acqua invia osservazioni al comitato Via: «Troppi rischi per l’ambiente»
TERAMO. «È un intervento contrario alla legge, non c’è neanche la messa in sicurezza». La Mobilitazione per l’acqua del Gran Sasso torna sul sentiero di guerra e invia una serie di osservazioni al comitato Via (valutazione d’impatto ambientale) della Regione, che il prossimo 21 febbraio deciderà se dare o meno l’ok al prossimo esperimento nei laboratori di fisica nucleare. Più precisamente valuterà, come scrivono gli ambientalisti, «il progetto per la costruzione di un nuovo acceleratore con relativo bunker con pareti di cemento armato da 80 centimetri per schermare le radiazioni nella sala B dei Laboratori, progetto denominato Luna MV».
Le osservazioni sono state affidate a una lettera della Soa (Stazione ornitologica abruzzese), una delle associazioni che fanno parte della Mobilitazione per l’acqua, ed evidenziano le seguenti criticità.
«1) L'acceleratore è una macchia radiogena essendo sottoposto alle norme sulla radioprotezione. Pertanto il suo posizionamento è in contrasto con le distanze fissate dal D.lgs. 152/2006, dagli acquiferi che forniscono acqua potabile. Già nel 2013 l'Istituto Superiore di Sanità, interpellato sul progetto, sottolineò questa problematica in maniera inequivocabile;
2) per stessa ammissione della Regione, che con la Delibera 33/2019 che ha chiesto interventi per ben 170 milioni di euro, e sulla base degli atti della Procura, il sistema del Gran Sasso non è in sicurezza, anche per plurime omissioni da parte degli enti (mancanza, dal 2006, del Piano di emergenza esterno e della perimetrazione delle Aree di salvaguardia per l'acquifero);
3) come ammesso dagli stessi proponenti, esistono diversi tipi di rischio connessi al progetto (rilascio di inquinanti, incendio, radiazioni). Secondo l'Infn sarebbero "trascurabili" o "accettabili", grazie anche a misure di prevenzione/mitigazione. A nostro avviso parlare di capacità di gestione dei rischi in un sistema che non è in sicurezza da anni e che ha visto diversi incidenti gestiti come minimo con improvvisazione è quanto meno inopportuno;
4) un eventuale incidente, come dimostrato dallo studio del 2003 con i traccianti, investirebbe non solo l'acqua potabile ma l'intero acquifero con conseguenze anche sulle sorgenti del versante teramano, e ovvie ripercussioni su fauna e flora;
5) in caso di incidente le acque potabili verrebbero rilasciate nelle acque superficiali, a scarico, con ovvie conseguenze sui fiumi;
6) nel 2013 in un laboratorio giapponese all'avanguardia, il J-Parc, si verificò un incidente proprio con un acceleratore, con la dispersione di sostanze radioattive e l'irraggiamento, fortunatamente leggero, di una trentina di ricercatori. Anche lì sulla carta le misure di prevenzione e mitigazione avrebbero dovuto funzionare ma così non fu. L'impianto rimase chiuso per due anni. Cosa accadrebbe per captazioni idropotabili, ambiente e traffico autostradale in caso di incidente grave?
7) esiste il rischio terremoto, con la possibile dislocazione anche di due metri delle faglie che attraversano il massiccio. Un limite strutturale importante che non viene affrontato nonostante precise linee guida della Protezione civile in materia di faglie attive e capaci».
Per tutto questo, conclude la Mobilitazione per l’acqua, «riteniamo che la Regione Abruzzo debba esprimersi negativamente».(red.te)
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