Gli esperti: «I due imputati sono capaci di intendere e volere»

Le conclusioni sono uguali per entrambi: padre e figlio sono capaci di intendere e di volere e possono «partecipare coscientemente e utilmente al processo».Giuseppe Orfanelli e Giuseppe Cimini, i...
Le conclusioni sono uguali per entrambi: padre e figlio sono capaci di intendere e di volere e possono «partecipare coscientemente e utilmente al processo».
Giuseppe Orfanelli e Giuseppe Cimini, i periti nominati dalla corte per la perizia psichiatrica su Giuseppe (nella foto) e Simone Santoleri, lo mettono nero su bianco nella relazione già rimessa ai giudici e alle parti. Piccole differenze tra i due, ma sostanzialmente entrambi sono capaci di intendere e volere scrivono gli esperti nel rispondere ai quesiti posti dalla Corte d’assise. Per Simone Santoleri così scrivono nelle conclusioni: «All’epoca dei fatti l’imputato era affetto da un disturbo di personalità con tratti prevalenti del cluster b, istrionici, narcisistici, antisociali, non rilevanti ai fini forensi, tale da non elidere o scemare grandemente la capacità di comprensione della realtà circostante e di autodeterminazione, non essendo, pertanto, compromessa la capacità di intendere e la capacità di volere». Per quanto riguarda Giuseppe (difeso dall’avvocato Alessandro Angelozzi) scrivono: «Era affetto da disturbo depressivo persistente, non rilevante ai fini forensi, tale da non elidere o scemare grandemente la capacità di comprensione della realtà circostante e di autodeterminazione, non essendo, pertanto, compromessa la capacità di intendere e la capacità di volere. Allo stato attuale le condizioni psicopatologiche del signor Santoleri non compromettono la capacità di partecipare coscientemente e utilmente al processo». (d.p.)
Giuseppe Orfanelli e Giuseppe Cimini, i periti nominati dalla corte per la perizia psichiatrica su Giuseppe (nella foto) e Simone Santoleri, lo mettono nero su bianco nella relazione già rimessa ai giudici e alle parti. Piccole differenze tra i due, ma sostanzialmente entrambi sono capaci di intendere e volere scrivono gli esperti nel rispondere ai quesiti posti dalla Corte d’assise. Per Simone Santoleri così scrivono nelle conclusioni: «All’epoca dei fatti l’imputato era affetto da un disturbo di personalità con tratti prevalenti del cluster b, istrionici, narcisistici, antisociali, non rilevanti ai fini forensi, tale da non elidere o scemare grandemente la capacità di comprensione della realtà circostante e di autodeterminazione, non essendo, pertanto, compromessa la capacità di intendere e la capacità di volere». Per quanto riguarda Giuseppe (difeso dall’avvocato Alessandro Angelozzi) scrivono: «Era affetto da disturbo depressivo persistente, non rilevante ai fini forensi, tale da non elidere o scemare grandemente la capacità di comprensione della realtà circostante e di autodeterminazione, non essendo, pertanto, compromessa la capacità di intendere e la capacità di volere. Allo stato attuale le condizioni psicopatologiche del signor Santoleri non compromettono la capacità di partecipare coscientemente e utilmente al processo». (d.p.)

