Gli sfollati Ater «Basta con i ritardi nella ricostruzione»

Finora impegnati solo quattro milioni su 62, il comitato chiede un incontro urgente al nuovo commissario Salini
TERAMO. Il cambio alla guida dell’Ater non attenua i timori degli sfollati delle case popolari di Colleatterrato. Anzi, se possibile, li accentua. Il comitato degli inquilini, che quasi un anno e mezzo fa sono stati costretti ad abbandonare le loro abitazioni lesionate dalle scosse sismiche, non entra nel merito dell’avvicendamento tra Armando Rampini e Nicola Salini, subentrato nei giorni scorsi per effetto di una delibera della Regione a cui fa capo l’Ater. «Si tratta di valutazioni tecniche e politiche che non ci competono», esordisce Leo Iachini, rappresentante del comitato degli sfollati delle case popolari, «ma ogni volta che si cambia una figura apicale, c’è il rischio di un rallentamento delle procedure avviate».
Salini dovrà conoscere la situazione degli alloggi sgomberati e dei passaggi burocratici in corso per l’avvio dei lavori di riparazione e questo richiederà tempo. La preoccupazione degli inquilini, dunque, è che si allunghino ulteriormente i tempi già dilatati della procedura per il ripristino delle palazzine dichiarata inagibili. «Finora è stato emesso un solo bando per la progettazione della ristrutturazione di un edificio e mezzo», osserva Iachini, «se andiamo avanti di questo passo, ci vorranno dieci anni per metterli a posto tutti».
Il rappresentante degli inquilini ricorda che la maggior parte delle palazzine sgomberate sono state classificate come B e dunque danneggiate non in modo gravissimo. L’Ater, d’altra parte, ha predisposto un’operazione di messa a norma radicale degli edifici, a prescindere dall’entità dei danni prodotti dalla sequenza sismica a cavallo tra il fine 2016 e inizio 2017, che comprende anche il miglioramento dell’efficienza termica delle strutture. Saranno necessari, secondo le stime dell’azienda regionale, più di 62 milioni di euro per far tornare in funzione i 471 alloggi lesionati su tutto il territorio teramano. Per il momento ne sono stati impegnati 4 per la sistemazione di due complessi edilizi in via Giovanni XXIII e via in via Adamoli, formati complessivamente da quattro immobili. Poco, secondo Iachini, per far dormire sonni tranquilli agli sfollati. Per questo il comitato nei prossimi giorni chiederà un incontro urgente a Salini nell’intento di chiarire le tappe del loro rientro nelle abitazioni sigillate. «Abbiamo un elenco dei danni e degli edifici da riparare, ma questo si sapeva già da tempo», fa notare Iachini, «un vero cronoprogramma non c’è ancora». Gli sfollati, quindi, solleciteranno il commissario a definire date d’inizio dei lavori e scadenze per la riconsegna delle palazzine ristrutturate. «Speriamo nella sua competenza», conclude il rappresentante degli inquilini, «perché finora sono stati fatti solo annunci».
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