Gli sfollati: «Ci sentiamo umiliati e ignorati»

27 Settembre 2019

A Colleatterrato va in scena la protesta di un gruppo di inquilini. I comitati: «Avvisati tardi della visita»

TERAMO. «Umiliati e ignorati». Si sentono così, a tre anni dallo sgombero, gli sfollati Ater di Colleatterrato basso.
Prima dell’incontro istituzionale al Parco della scienza con i sindaci del cratere abruzzese il commissario per la ricostruzione post sisma Piero Farabollini arriva nel quartiere simbolo di un’emergenza senza fine. Ad aspettarlo, davanti alle palazzine transennate di via Adamoli, c’è un piccolo gruppo di inquilini rimasti senza casa. Il comitato degli sfollati Ater e il comitato di quartiere avrebbero organizzato una presenza più massiccia, ma lamentano di essere stati avvertiti tardi della visita del commissario e di non avergli potuto illustrare con maggiore forza e chiarezza la loro situazione. La ridotta rappresentanza degli sfollati è riuscita comunque a far sentire la propria voce. «In tre anni qui sono cresciute solo le erbacce e c’è stata l’invasione dei piccioni», scandiscono davanti agli edifici resi inagibili dal terremoto, «non si è mosso niente». I cittadini segnalano la prolungata inerzia dell’Ater. «In un anno e mezzo dopo il terremoto non ha fatto nulla», afferma Leo Iachini, portavoce del comitato degli sfollati, «con il cambio del commissario sono stati conclusi gli studi di fattibilità, ma l’ulteriore avvicendamento alla guida dell’azienda rischia di bloccare o rallentare tutto di nuovo».
La presenza di Farabollini, accompagnato dal sindaco Gianguido D’Alberto e dal direttore dell’ufficio speciale per la ricostruzione Vincenzo Rivera, non serve a rasserenare gli animi. «Qui sono venuti tutti a fare passerella», insistono gli inquilini sgomberati, «ma non è successo nulla». Farabollini rintuzza le contestazioni e si dice pronto a partecipare a un’assemblea con gli sfollati. «I problemi ci sono se dopo tre anni la situazione è così», ammette, «ma siamo qui per cercare di risolverli». Lo spopolamento post terremoto ha messo in crisi anche le attività commerciali del quartiere e D’Alberto, che non vuol far passare la visita come «l’ennesima passerella», spinge per impegni concreti. «Continueremo a chiedere la modifica di norme che servono a dare risposte», sottolinea, «perché con regole ordinarie i tempi della ricostruzione resteranno indefiniti». (g.d.m.)
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