Gli sfollati: qui ci sono altri 30 palazzi chiusi

20 Agosto 2020

Gli assegnatari contestano la cerimonia e gridano: «Di questo passo non rientreremo mai a casa»

TERAMO. Le parole, per niente di circostanza, pronunciate dal governatore Marco Marsilio sui ritardi della ricostruzione Ater non leniscono l’amarezza degli inquilini sfollati. Da dietro il «muro di Berlino», come definiscono la recinzione del cantiere appena aperto per il ripristino post-sisma della palazzina di via Adamoli 48, attirano l’attenzione del presidente della Regione per esprimere il loro malumore. «Dopo quattro anni dobbiamo vedere questa messinscena», affermano, «oggi doveva essere l’ultimo giorno dei lavori, non il primo». Nel piccolo capannello che si forma intorno a Marsilio e al sindaco Gianguido D’Alberto alcuni degli assegnatari Ater hanno la voce spezzata dalla commozione quando raccontano per l’ennesima volta i disagi di sfollati anche con disabili a carico. «In questa zona ci sono trenta palazzine chiuse», protestano, «di questo passo non le ricorderemo messe a posto».
Il governatore rimarca di aver definito una vergogna le lungaggini delle procedure per la riparazione dei danni e assicura un’accelerazione. «Entro Natale apriremo quattro cantieri e altri dieci per la metà dell’anno prossimo», annuncia Marsilio, «non possiamo perdere un solo giorno in più». Per il presidente le «scelte normative sbagliate hanno messo in ginocchio le istituzioni», ma con le recenti disposizioni e il cambio alla guida dell’Ufficio speciale per la ricostruzione «il passo è cambiato». Gli inquilini, però, sono tutt’altro che rassicurati. «Non ce l’abbiamo con te», chiariscono rispondendo al governatore, «ma ora non ci crediamo più». Secondo loro la cerimonia di apertura del cantiere, per quanto sobria, è fuori luogo. «Dovevano venire qui a chiedere scusa», affermano, «a nome dei loro predecessori». Resta senza risposta un quesito posto dagli sfollati: «Perché qui si sono sfasciate tutte le case pubbliche, comprese quelle nuove che dovevano essere antisismiche?».
Carenze vengono segnalate anche nelle abitazioni acquistate dalla Regione e messe a disposizione dall’Ater per gli sfollati in hotel. La presidente dell’azienda per le case popolari Maria Ceci fa sapere che gli adeguamenti sono stati avviati, ma anche in questo caso gli inquilini restano scettici. «Sono tre mesi», concludono, «che aspettiamo soluzioni». (g.d.m.)
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