Gli studenti adottano tartarughe marine

Atri, i ragazzi dell’istituto Zoli contribuiranno alle cure di due esemplari accolti nel Centro studi cetacei
ATRI. Gli studenti dello Zoli adottano le tartarughe marine ferite. È questo uno dei primi effetti della collaborazione avviata dall’istituto atriano con il Centro studi cetacei, l'Associazione italiana per lo studio dei mammiferi e rettili marini, e con il Centro di recupero e riabilitazione delle tartarughe marine “Luigi Cagnolaro” di Pescara, che ne costituisce una ramificazione. Quest'ultimo, inaugurato nel 2014, è un vero e proprio “ospedale” delle tartarughe marine e rappresenta uno dei centri per la fauna selvatica marina più avanzati d'Italia con personale ampiamente qualificato e specializzato. Nella sua sede, mercoledì, le classi prime e seconde sono state accolte da due biologi marini per una visita guidata che ha introdotto alunne e alunni nel mondo dei cetacei e delle tartarughe marine.
È su queste ultime che i volontari si sono soffermati maggiormente, trattandone la biologia e i pericoli che hanno determinato nel tempo la loro radicale riduzione numerica: nella lista rossa dello Iucn, il più completo inventario del rischio di estinzione della specie a livello globale, sono infatti a livello “vulnerabile” (probabilità di estinzione superiore al 10% in 100 anni). I ragazzi hanno potuto visitare anche l’ospedale, costituito da grandi vasche di acqua salata microfiltrata e depurata, in cui vengono ospitate le tartarughe ferite o malate, spiaggiate o recuperate in mare dai pescatori. Al termine della visita gli studenti hanno assistito virtualmente alla liberazione di tartarughe ricoverate nel Centro, ormai guarite e pronte a essere reintrodotte in natura. L’interesse e la partecipazione dei ragazzi è stata tale da indurli ad adottare due tartarughe, finanziandone parte delle spese di degenza.
Lo Zoli così ha due “figlie”: Tiche e Backy. La prima è una Caretta Caretta di 16 chili, che è arrivata al Centro sette anni fa con una grave infezione agli occhi che l’ha resa cieca. Non verrà mai rilasciata in natura, perché il suo handicap le impedirebbe di sopravvivere. La seconda è una Caretta Caretta di circa 35 anni di età e più di 40 chili che era impigliata nelle reti dei pescatori. È al Centro da marzo e la sua salute si è stabilizzata tanto da far sperare che presto possa tornare in mare. Gli alunni attendono questo momento al quale saranno invitati a partecipare.

