Grande Italia in vendita a 220mila euro

5 Maggio 2016

Bando del curatore fallimentare. Intanto arriva l’ordinanza per smantellare il dehor in piazza

TERAMO. Il caffè Grande Italia è ufficialmente in vendita per 220mila euro. Il bando di gara pubblicato al termine della procedura fallimentare curata dal giudice Giovanni Cirillo è consultabile da ieri pomeriggio sul sito delle aste e fallimenti. Il bando prevede che la partecipazione sia vincolata al versamento di un anticipo del 10% a titolo di cauzione. L’aggiudicazione avverrà il 28 giugno. A spiegare contenuti del bando di gara è Sergio Saccomandi, curatore fallimentare della Tfz, la società che gestiva gli esercizi di piazza Martiri e via Badia, puntualizzando che l’offerta si ripartisce in tre lotti e fa riferimento solo all’attività di piazza Martiri. Per l’altro punto vendita si procederà separatamente.

Il primo lotto della gara mette dunque in vendita il bar e pasticceria di piazza Martiri a un prezzo a base d’asta di 220mila euro. L’aggiudicatario dovrà subentrare al contratto di affitto quantificato in cinquemila euro al mese oltre alle rivalutazioni. Il contratto di affitto attualmente in vigore scade il 31 maggio 2017. L’aggiudicatario potrà scegliere se subentrare o meno anche al leasing delle attrezzature. Il secondo lotto fa riferimento solo alla vendita del dehor. Un prezzo di soli tremila euro a base d’asta, visto che sulla struttura al centro delle numerose polemiche pende un’ordinanza di smantellamento da parte del Comune. La cifra è stata stabilita in soli tremila euro poiché l’aggiudicatario dovrà farsi carico anche dei costi di smantellamento. Proprio questo problema ha impedito alla curatela fallimentare di procedere con l’affidamento in gestione dell’attività, la strada perseguita inizialmente in alternativa alla vendita. Poi c’è un terzo lotto dell’offerta che mette in vendita due furgoni con un prezzo a base d’asta di undicimila euro. In presenza di più offerte, subito dopo l’apertura delle buste, verrà indetta tra i partecipanti una gara in cui proporre offerte al rialzo sul prezzo base, questa volta individuato dall’offerta più alta: per il primo lotto il rialzo minimo è di 2.500 euro, per il secondo lotto il rialzo minimo è di 200 euro mentre per il terzo lotto il rialzo è di 500 euro. Il debito lasciato dalla società in fallimento si aggira intorno al milione e mezzo di euro, che resta ancora da ripianare, ma gli aggiudicatari non dovranno accollarselo, perché resta in capo alla curatela che farà fronte alla liquidazione con le somme a sua disposizione. Il ramo d’azienda messo a bando per la vendita non ha contratti in essere con i dipendenti, dunque non sono previste forme di tutela per il riassorbimento dei lavoratori. Saccomandi ha però inserito una clausola: in caso di parità di offerte il riassorbimento del personale costituisce titolo preferenziale.

Il dehor del Grande Italia va smantellato entro tre mesi. È la scadenza indicata nell’ordinanza del Comune che dispone la rimozione del gazebo. Il provvedimento scaturisce, oltre che dal fallimento, anche dalle inadempienze della società che ne era proprietaria. Quest’ultima, infatti, risulterebbe morosa nei confronti dell’amministrazione per non aver versato le quote previste per l’occupazione del suolo pubblico negli ultimi anni. Il Comune, dunque, rientrerà tra i creditori nel fallimento e avvierà azioni per il recupero della somma non pagata dalla proprietà dell’ex Grande Italia. Nel frattempo, però, ordina di rimuovere la struttura davanti ai portici di piazza Martiri.

Nel giro di novanta giorni, dunque, lo spazio dovrà tornare libero dopo circa dieci anni in cui il dehor ha occupato quell’area, suscitando molte polemiche. Per allontanarlo definitivamente dalla sua attuale collocazione non sarà necessario fargli attraversare il cantiere in corso San Giorgio. Gli uffici del Comune hanno verificato la possibilità che il camion con la struttura smontata passi in via Vittorio Veneto e corso Porta Romana. (m.d.t. e g.d.m.)

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