Guardie mediche cancellate La rivolta di sindaci e politici

Pepe, Mariani e Monticelli si muoveranno «per scongiurare la soppressione» Forti critiche al provvedimento anche dal sindacato dei medici Smi
TERAMO. Una rivolta contro la soppressione delle guardie mediche. Se la reazione a difesa degli ospedali, oggetto di recenti tagli da parte della Regione, è stata tutto sommato blanda, questa volta il no è stato deciso e praticamente unanime.
Gli stessi esponenti locali della maggioranza che governa la Regione hanno preso le distanze. La delibera di soppressone delle sette sedi è infatti stata adottata dalla Asl il 9 agosto dopo precise indicazioni della Regione. «La deliberadella Asl di Teramo è un atto talmente formale e burocratico che non ha avuto alcuna condivisione politica», scrivono Dino Pepe, Sandro Mariani e Luciano Monticelli, «Siamo assolutamente consapevoli dell’importante processo di riorganizzazione funzionale della medicina territoriale e ben conosciamo gli atti di indirizzo nel piano sanitario appena approvato. Proprio per questo è necessario che i cambiamenti avvengano gradualmente per garantire ai cittadini il mantenimento, prima ancora del potenziamento, dei servizi esistenti». Per questo ritengono «che non esista motivazione cogente che possa determinare nel giro di pochi mesi chiusure di questi servizi di base così vicini alla popolazione. Pertanto abbiamo immediatamente avviato l’interlocuzione con i competenti uffici regionali affinché si arrivi a scongiurare la chiusura di queste sedi, nelle more di un processo di ampia concertazione territoriale che deve vedere coinvolti i sindaci quali primi tutori della salute dei cittadini».
L’assessore e i consiglieri regionali di maggioranza si sono trovati a una vera e propria levata di scudi, dopo l’allarme lanciato dal sindacato dei medici di base Fimmg e dall’immediata reazione del sindaco di Castellalto che ha annunciato ricorso al Tar. Anche gli altri sindaci delle sedi interessate dai tagli – Campli, Cermignano, Colledara, Fano Adriano, Nereto, Valle Castellana – sono in fibrillazione. «Stando alla normativa crediamo che Campli abbia il numero di abitanti necessario per avere questo servizio che è molto utilizzato», afferma Federico Agostinelli, assessore di Campli, «chiediamo alla Regione di rivedere quanto stabilito; noi difenderemo la nostra guardia medica». Un servizio che già ha rischiato di essere soppresso. «E’ una battaglia che stiamo portando avanti già da qualche anno», spiega Santino Di Valerio, sindaco di Cermignano, «ci opporremo in tutti i modi a questa decisione che non tiene conto delle esigenze delle aree interne aggravandone la condizione di chi ci vive». La penalizzazione delle zone interne è al centro della polemica. «E’ un servizio fondamentale per la montagna», dichiara Adolfo Moriconi, sindaco di Fano, «sono preoccupato anche perché per mantenere questo servizio abbiamo messo a disposizione della Asl, sostenendo le spese, un locale ristrutturato». Stupore anche per il sindaco di Valle Castellana, Vincenzo Esposito che non si spiega «il trasferimento del servizio da Valle Castellana a Rocca Santa Maria (località in cui sarà spostata la guardia medica di Torricella, ndr) che va a incentivare la mobilità passiva non tenendo conto del problema delle grandi distanze. Essendo il mio Comune molto esteso, raggiungere le frazioni da Rocca comporterebbe tempi abnormi e non accettabili». Intanto il sindaco di Colledara Manuele Tiberii annuncia:«Daremo l’incarico a un legale per un ricorso al Tar avendo anche l’appoggio dei sindaci dei Comuni della Valle Siciliana».
Campo di battaglia sarà anche il parlamento: l’onorevole di Abruzzo Civico Giulio Sottanelli sta predisponendo una interrogazione al ministro che sarà presentata alla ripresa dei lavori parlamentari, in particolare sulle tre sedi di Castellalto, Colledara e Nereto per le quali è prevista la chiusura già dal 1° ottobre. Carlo Simone, coordinatore provinciale di Abruzzo Civico e Siriano Cordoni, medico e membro del coordinamento provinciale parlano di possibile «congestione della rete di emergenza». Soprattutto di notte, quando i medici di base non sono disponibili, tutto si riverserà sui pronto soccorso. Anche l’altro sindacato dei medici, lo Smi, critica la soppressione: «Possiamo parlare di rimodulazione ma non di riduzione», dichiara il segretario provinciale Paolo Trentini, «il risparmio è minimo: ad esempio a Fano la guardia medica è ospitata in locali comunali, così come a Colledara. Mentre a Nereto è in locali già della Asl. Si vanno a penalizzare aree già depresse che hanno già ha troppi disservizi e poi si vanno a caricare pronto soccorso e 118. Si andrebbe a risparmiare qualche decina di migliaia di euro mentre la Regione spende 5 milioni per il contratto con una società che gestisce due elicotteri (a L'Aquila e a Pescara) in caso di emergenza quando si potrebbero utilizzare gli elicotteri delle forze pubbliche».
(hanno collaborato
Adele Di Feliciantonio
e Catia Di Luigi)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

